Legge Balduzzi: necessità di una riforma

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Legge Balduzzi: esigenza di una riforma

Per iniziare occorre precisare che negli ultimi decenni, la situazione della responsabilità medica colposa era divenuta particolarmente complessa. Questo accade per l’incremento del contenzioso giudiziario e lo sviluppo della c.d. medicina difensiva.

Le ragioni di questo enorme aumento del contenzioso erano dovute ai passi avanti compiuti dalla medicina. Progressi che se da una parte hanno accresciuto la possibilità di sconfiggere malattie, dall’altra hanno creato aspettative, a volte surreali, nei pazienti, di ottenere il risultato sperato e la conseguente difficoltà di accettare l’esito infausto.

In passato il medico poteva esercitare più liberamente la sua attività, senza paura di incorrere in procedimenti giudiziari, mentre oggi il paziente è più predisposto a criticare l’operato del medico, con ricadute economiche sia su quest’ultimo che sulla struttura sanitaria.

Nel complesso, in tali condizioni, alcuni medici preferiscono non operare, per evitare possibili conseguenze sanzionatorie o risarcitorie, ancor di più se si trovano di fronte ad un intervento ad alto rischio, o per evitare di esporsi a possibili azioni legali.

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    Medicina difensiva: positiva e negativa

    In breve, è proprio la preoccupazione delle conseguenze sanzionatorie a spingere il medico verso la c.d. medicina difensiva positiva.  Infatti, essa si riscontra in tutti quei casi nei quali si prescrive un numero eccessivo di esami inutili.

    Oppure, si configura in quelle situazioni in cui si suggeriscono farmaci non indicati né necessari, o si disponga il ricovero quando si potrebbe seguire la via ambulatoriale o ancora si consiglino consulti medici specialistici od ulteriori trattamenti terapeutici, esponendo così il paziente a pratiche, oltreché non necessarie, anche potenzialmente invasive.

    La medicina difensiva può essere anche negativa e coinvolge quegli atteggiamenti astensionistici quali il rifiuto di eseguire procedure particolarmente rischiose o di gestire un caso clinico piuttosto delicato oppure lo spostamento del paziente in altro reparto o in altra struttura.

    La Corte Costituzionale ha più volte sancito il principio che il cittadino ha diritto alla salute, ma tale diritto è esigibile nella misura in cui le risorse materiali ne consentano l’attuazione (cfr. C.COST. 432/2005).

    La medicina difensiva, comporta costi economici sia per la struttura ospedaliera di riferimento che per i privati. Si ripercuote altresì sul Servizio Sanitario Nazionale e sulla collettività.

    Tutto ciò produce una situazione scarsamente tollerabile che, di conseguenza, conduce alla rottura di quell’ di quel rapporto di fiducia che si instaura tra medico e paziente attraverso la collaborazione reciproca.

    Il medico quindi prima di decidere se effettuare un intervento su un paziente, non valuterà soltanto i pregiudizi che potrebbe subire la salute del paziente stesso, ma metterà in conto i rischi che potrebbero derivare da un’eventuale azione giudiziaria nei suoi confronti.

    È in questo contesto che è intervenuta la prima riforma, nota come Legge Balduzzi (Legge 189/2012).

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