Asbestosi: cosa è, sintomi e cura

L’asbestosi è una fibrosi che interessa i bronchioli respiratori ed i dotti alveolari causata dall’inalazione di fibre di amianto, anche detto asbesto. L’asbestosi è quindi indicatore di una esposizione più o meno prolungata all’amianto. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste la patologia, quali sono i sintomi asbestosi e come trattarla.

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Asbestosi: come si sviluppa a causa dell’amianto

L’asbestosi è una forma di fibrosi interstiziale polmonare causata dall’esposizione all’amianto. La diagnosi dell’asbestosi si basa sull’anamnesi e sui reperti di RX o TC del torace.

Come si forma la fibrosi polmonare dovuta all’esposizione all’asbesto? L’amianto è un minerale che ha la capacità di suddividersi in fibre longitudinali via via più sottili e facilmente inalabili. Una volta entrate nel sistema respiratorio generano una serie di fenomeni a catena. Le fibre di asbesto con diametro inferiore a 0,5 μm, penetrano in profondità nell’apparato respiratorio. Giunte nei bronchioli respiratori e negli alveoli polmonari, attivano i macrofagi alveolari che, nel tentativo di fagocitare le fibre di asbesto eliminando la presenza di un corpo estraneo, rilasciano citochine e fattori di crescita che stimolano l’infiammazione, il danno ossidativo, la deposizione di collagene e infine la fibrosi.

Nel caso in cui si tratti di fibre lunghe, i macrofagi vanno incontro a morte cellulare rilasciando nell’organismo la fibra non espulsa, sostanze ossidanti, enzimi litici e fattori chemiotattici per i neutrofili. Il processo infiammatorio prosegue e vengono richiamati nuovi macrofagi. Avviene quindi il rilascio di radicali liberi ed effetto citotossico diretto sulle cellule che rivestono gli alveoli e i pneumociti di I tipo e la stimolazione della proliferazione e dell’attivazione dei fibroblasti dell’interstizio provocano deposizione di collagene con ispessimento della parete bronchiale ed alveolare, e cioè fibrosi polmonare interstiziale diffusa.

L’aspetto dell’asbestosi causa amianto

La presenza del tessuto fibroso altera il parenchima polmonare che viene “stirato” e si formano tralci fibrotici che possono raggiungere il diametro di 5 mm. Tralci fibrotici cosa sono? Si crea l’aspetto a favo di api tipico dell’asbestosi. Anticamera della asbestosi sono le placche pleuriche da asbesto, o placche pleuriche calcifiche e gli ispessimenti pleurici da asbesto.

Il rischio di malattia è generalmente correlato alla durata ed all’intensità dell’esposizione, al tipo, alla lunghezza e allo spessore delle fibre inalate. Qui trovate tutte le info sul sito ufficiale della OMS sulla pericolosità dell’amianto e sui Quaderni del Ministero della Salute trovate tutte le info sullo stato dei lavori in Italia nel contrasto delle malattie amianto correlate).

Tutela legale e assistenza medica asbestosi

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    Asbestosi: quali sono i sintomi iniziali?

    Spesso l’asbestosi si manifesta solo dopo molti anni dall’esposizione all’asbesto. I sintomi iniziali dell’asbestosi sono costituiti dalle prime difficoltà di respirare. Poi, asbestosi amianto sintomi evolvono in dispnea che si manifesta in seguito a sforzi e poi anche a riposo e tosse cronica secca.

    Successivamente compaiono altri asbestosi sintomi quali dispnea costante e insufficienza respiratoria ingravescente. La gravità dell’insufficienza respiratoria è direttamente proporzionale a durata, continuità ed intensità dell’esposizione amianto (sintomi amianto). Raramente si accompagna alle cosiddette “dita a bacchetta di tamburo” (apice delle dita delle mani rigonfio che nei casi molto avanzati assume anche lo stato di cianosi).

    La morte per asbestosi avviene per arresto cardiocircolatorio, oppure per evoluzione in cancro, tra i quali possono presentarsi il tumore della pleura e il tumore del polmone.

    Asbestosi: la diagnosi

    La diagnosi dell’asbestosi è clinico-radiologica e vi si giunge con una serie di step:

    • Anamnesi lavorativa.
    • Sintomatologia.
    • Visita medica e specialistica pneumologica.
    • Spirometria.
    • Raggi X.
    • TAC.

     

    Fra i molti lavoratori a rischio troviamo i lavoratori dei cantieri navali, dell’industria tessile e dell’edilizia, i ristrutturatori di case, gli addetti alla bonifica dell’asbesto e i minatori esposti alle fibre di asbesto. Un’esposizione secondaria si può verificare tra i familiari dei lavoratori esposti e tra le persone che vivono vicino alle miniere.

    I lavoratori esposti ad amianto ed i loro famigliari vanno sottoposti a sorveglianza sanitaria e a controlli medici periodici per assicurare la diagnosi precoce e quindi migliori e più efficaci terapie e cure. Solo in questo modo è possibile avere maggiori chance di guarigione e sopravvivenza. Qui trovate la relazione dell’OMS sulla lotta alle malattie causate dall’amianto

    Cura e trattamento dell’asbestosi

    Non esiste una terapia specifica per la cura asbestosi. Ci possono essere diversi tipi di approcci per asbestosi cura. Il Dott. Arturo Cianciosi, medico legale ONA, e il Prof. Luciano Mutti, oncologo ONA, hanno messo a punto delle linee guida a cui attenersi in caso di diagnosi di asbestosi.

    • Smettere di fumare (l’amianto agisce in sinergia e potenzia gli effetti cancerogeni del fumo).
    • Fare il vaccino contro l’influenza e il batterio pneumococco.
    • Assumere farmaci che facilitino la respirazione (broncodilatatori con inalatore)
    • Utilizzo di altri presidi (bombola di ossigeno, concentratore di ossigeno, etc.)

    L’ONA ha istituito per questa ragione il dipartimento di assistenza medica, terapia e cura dell’asbestosi, che ha già conseguito significativi risultati nella cura all’asbestosi grazie alla qualificata assistenza medica, che permette di limitare le gravi conseguenze dell’esposizione ad asbesto e ottenere la tutela dei diritti legali.

    Asbestosi, mesotelioma e cancro del polmone

    L’asbestosi è associata ad ispessimento pleurico e placche della pleura e può evolvere in tumore della pleura (mesotelioma pleurico), ovvero cancro della sierosa che avvolge i polmoni e malattia asbesto correlata monofattoriale dose dipendente, oppure in tumore del polmone.

    Asbestosi e cardiopatia

    L’asbestosi polmonare può provocare complicanze cardiocircolatorie e cardiovascolari (le cosiddette cardiopatie da amianto). Queste complicazioni hanno una certa rilevanza anche dal punto di vista medico legale perché sono utili a determinare il grado invalidante, e quindi l’entità dell’indennizzo INAIL (art. 145 del DPR 1124/65), e della quantificazione del danno biologico subito. Gli esposti ad amianto ed i loro famigliari hanno infatti diritto a risarcimenti e indennizzi.

    Uso dell’amianto e dell’eternit

    L’asbestosi è considerata una malattia di origine professionale, in quanto per contrarla è necessaria una intensa esposizione ad asbesto. A partire dagli anni ’30, l’asbesto è stato ampiamente utilizzato nella produzione industriale. Con la L. 257 del 1992 (“Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”) in Italia è stato introdotto il divieto di “estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto eternit, prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto”, con possibilità di continuare a farne utilizzo fino ad esaurimento scorte.

    In Italia, infatti, a partire dal 28 aprile 1993, le fibre asbesto e amianto e i materiali contenenti amianto (come l’Eternit) non possono essere più fabbricati e posti in opera, ma non c’è obbligo di bonifica. Tra il 1945 e il 1992, sono state lavorate 2.748.550 tonnellate di amianto.

    L’asbesto è stato utilizzato in circa 3000 applicazioni, in concentrazioni dal 5 al 15%. I materiali che lo contengono ancora presenti in Italia sono circa 45 milioni di tonnellate, in circa un milione di micrositi. Più di 50 mila siti e in alcune decine di siti di interesse nazionale, con esposizioni Eternit nei luoghi di vita e di lavoro.

    Presenza di materiali cancerogeni che provocano sempre più patologie asbesto correlate. Il picco di amianto eternit malattie è previsto nel 2030. L’asbestosi provoca ogni anno circa 600 decessi solo in Italia e solo con la bonifica è possibile sconfiggere questa epidemia.

    Asbestosi: quali sono le professioni a rischio?

    La maggiore incidenza di casi di asbestosi polmonare si riscontra nelle seguenti attività produttive:

    • Estrazione della fibra grezza dalle cave.
    • Isolanti termici ed elettrici (idraulica, cabine elettriche, ecc.).
    • Produzione di caldaie e scaldabagni.
    • Edilizia (Eternit – cemento amianto; e ristrutturazioni).
    • Produzione e lavorazione di mescole impiegate nelle pastiglie dei freni a disco.
    • Tessitura di fibre per tute e guanti termici in tessuto amianto – amianto friabile (vigili del fuoco, piloti, ecc,).
    • Cantieristica navale (in particolare Fincantieri S.p.a.).
    • Settore ferroviario – Ferrovie dello stato (isolante impiegato nella costruzione delle carrozze dei treni, ma anche altre categorie, compresi abitanti negli intorni delle stazioni ferroviarie).
    • Industria chimica
    • Forze armate con particolare riferimento ai motoristi navali e altre specialità di coperta, e sommergibilisti.

    Rendita Inail e benefici contributivi

    L’asbestosi ha come unica causa l’esposizione intensa e prolungata ai minerali di asbesto. È inserita nella Lista I (I.4.03) delle malattie professionali tabellate dall’Inail, ad “elevata probabilità” di origine professionale. Vige la presunzione legale di origine. Dunque, è sufficiente provare la presenza di asbesto-amianto nell’ambiente lavorativo, senza la necessità di superare alcun valore soglia.

    La vittima affetta da asbestosi, che sia assicurata con l’Inail, ha, pertanto, diritto:

    • alla rendita mensile Inail, se presenta un grado di invalidità superiore al 16%;
    • all’indennizzo Inail, se il danno biologico comporta un grado di invalidità compreso tra il 6% e il 15%;

    In caso di decesso, il coniuge ed i figli minorenni hanno, poi, diritto alla rendita di reversibilità.

    L’insorgenza di una asbestosi garantisce l’accesso al prepensionamento, grazie al prolungamento dell’anzianità contributiva del 50% del periodo di esposizione, oltre all’aumento dei ratei pensionistici.

    Se, nonostante la maggiorazione contributiva, la vittima di asbestosi non matura i presupposti per accedere alla pensione, ha diritto al pensionamento immediato. Tuttavia, è richiesto il requisito di almeno 5 anni contributivi.

    I benefici contributivi e le rendite Inail non spettano ai dipendenti civili o militari delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza, che abbiano contratto l’asbestosi in seguito ad esposizione per motivi di servizio. Con ciò si intendono le attività ex art. 1 co. 563 L. 266/2005, anche eccedenti l’ordinarietà, ai sensi  degli artt.1 DPR 243 del 2006 e 1 co. 564 L. 266/2015. Allo stesso modo sono comprese le attività rese in missioni, in Italia o all’estero, in particolari condizioni operative.

    In tal caso la procedura è quella del riconoscimento della causa di servizio e/o di vittima del dovere.  Questa consente di ottenere l’accredito dell’equo indennizzo e delle prestazioni previdenziali di vittima del dovere. Prestazioni, a loro volta, accreditate al coniuge o ai figli in caso di decesso.

    Le prestazioni del Fondo Vittime Amianto

    I titolari di rendita Inail per asbestosi, quindi coloro i quali abbiano subito un danno di grado superiore al 16%, hanno diritto al contributo aggiuntivo del Fondo Vittime Amianto. Costituito con l’art.1 commi 241/246 L. 244/2007, questo è un’indennità non soggetta a tassazione Irpef. 

    Esso è calcolato sulla base di una percentuale, che dal 2018 è fissata nel 20% della rendita percepita, ed erogato attraverso due acconti e un conguaglio entro il 30 giugno dell’anno successivo al secondo acconto. Inoltre, non è necessaria alcuna istanza del danneggiato, posta l’erogazione d’ufficio da parte dell’Inail.

    In caso di premorte della vittima amianto la somma di cui al FVA è liquidata agli eredi legittimi.

    Il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali

    Le vittime di asbestosi hanno sempre diritto all’integrale risarcimento dei danni subiti a causa della patologia insorta per l’esposizione ai minerali di asbesto. L’indennizzo eventualmente erogato dall’Inail ha, infatti, natura assistenziale. La diversità funzionale e strutturale tra l’erogazione Inail ex art. 13 D.Lgs 38/2000 e il risarcimento del danno in termini civilistici, limita la satisfattività di quanto erogato dall’ente assicuratore.

    Dunque, al lavoratore spetterà il risarcimento sia del danno differenziale che di quello complementare. Il primo, si ottiene dalla differenza tra quanto versato dall’Inail a titolo di indannizzo e quanto deve essere richiesto al datore di lavoro. Il secondo, invece, indica i danni che esulano dalla copertura assicurativa, pertanto non sottoposti ad alcuna limitazione.

    In particolare, in riferimento al danno non patrimoniale da asbestosi, è risarcibile il danno:

    • biologico, per la lesione dell’integrità psicofisica.
    • morale, legato alla sofferenza fisica e psicologica
    • esistenziale, alla luce del peggioramento della qualità di vita

    La quantificazione dei danni avviene in via equitativa, secondo le Tabelle del Tribunale di Milano, sulla base di precisi parametri: età del lavoratore, i punti di invalidità riconosciuti per l’asbestosi. Questo oltre ad eventuali ulteriori fattori personali di sofferenza o altro.

     

    A questo si aggiunge la risarcibilità dei danni patrimoniali subiti in seguito alla patologia, in termini di:

    • danno emergente, poste le perdite economiche subite in conseguenza dell’asbestosi, come, ad esempio, le spese mediche;
    • lucro cessante, riconducibile al danno derivante dalla diminuzione o perdita della capacità lavorativa, dunque, dei relativi guadagni;

    L’azione di risarcimento va promossa con ricorso al Giudice del Lavoro, contro tutti i datori di lavoro e nel termine prescrizionale di 10 anni dalla diagnosi della asbestosi. È, infatti, da tale momento che si ha consapevolezza del nesso causale tra la malattia e l’esposizione professionale ad amianto.

    I diritti dei familiari

    In caso di decesso per asbestosi, anche gli eredi e i familiari del lavoratore hanno diritto al risarcimento di tutti i danni personalmente subiti, in iure proprio, in ragione della morte del congiunto. Così, la rendita Inail di reversibilità per decesso da asbestosi, non deve essere scomputata dall’entità del credito del famigliare nei confronti del datore di lavoro per i danni iure proprio.

    Inoltre,  essi hanno diritto alla liquidazione di tutte le somme spettanti al defunto, a titolo di danni patrimoniali e non patrimoniali, per iure hereditatis.

    Asbestosi: assistenza medica e responsabilità medica

    L’ONA offre assistenza legale gratuita per tutelare i diritti delle vittime rispetto al rischio amianto. Accompagna le vittime di asbestosi in tutte le fasi dell’iter legale per ottenere il risarcimento dei danni e il riconoscimento di tutti i diritti e benefici previsti dalla legge.

    Offre anche assistenza medica gratuita per ottenere una diagnosi precoce e la sorveglianza sanitaria, di fondamentale importanza nei confronti di questa patologia amianto correlata. Tutela legalmente le vittime di malasanità assicurando la responsabilità medica. Nei documenti del consenso di Helsinki sono stabiliti i criteri per la diagnosi e lo studio dell’Asbestosi di cui i medici devono tenere conto. Qui trovate tutte le informazioni utili sull’assistenza medica gratuita e sull’assistenza legale gratuita di ONA.