Risarcimento errore medico

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La posizione di garanzia del medico

Nel settore dell’attività medico-chirugica, ha importanza decisiva il ruolo di garante svolto dal medico, quale soggetto agente. Essere titolari di una posizione di garanzia, significa, avere l’obbligo giuridico di attivarsi per impedire un evento. La situazione di garanzia presuppone l’esistenza di un particolare rapporto di protezione tra un soggetto ( il garante ) e un bene ( o alcuni beni ), e caratterizza le fattispecie che nascono dal combinato disposto dell’art. 40 secondo comma c.p. con le singole fattispecie di parte speciale.

L’art. 40, secondo comma, c.p. prevede specificamente che «non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo».Il fondamento di questa disposizione si rinviene negli artt. 2, 32, 41 comma II Cost., che impongono una tutela privilegiata di determinati beni.

La posizione di garanzia è riferibile, sotto il profilo funzionale, a due categorie in cui tradizionalmente si inquadrano gli obblighi in capo ai garanti.

La prima categoria concerne la posizione di garanzia c.d. di protezione che impone di preservare il bene protetto da tutti i rischi che possano lederne l’integrità: tipici gli obblighi che gravano, ad esempio, sui genitori e sui medici in relazione ai beni della vita e dell’incolumità personale, ma l’obbligo di protezione può derivare anche dall’assunzione volontaria di un obbligo di protezione sia su base contrattuale(il medico che prende in carico il paziente in stato di incoscienza). La seconda categoria riguarda la posizione di garanzia c.d. di controllo che impone di neutralizzare le eventuali fonti di pericolo che possano minacciare il bene protetto.

La Corte di Cassazione si è espressa in più occasioni sulla posizione di garanzia  nella quale si viene a trovare inevitabilmente il medico nei confronti del paziente nonché della legge stessa, nell’esercizio della propria attività professionale.

La posizione di «garanzia» è stata, in maniera esaustiva, messa in evidenza nella sentenza n. 7483 del 2000.

La causa in esame, riguardava una signora, la quale a seguito di un ricovero d’urgenza in ospedale, veniva sottoposta (al fine diagnostico) ad un esame T.A.C. (Tomografia Assiale Computerizzata), su indicazione del primario ospedaliero. L’esito di tale indagine diagnostica, spingeva il primario stesso a informare i parenti sulla necessità di eseguire improrogabilmente un altro esame diagnostico-strumentale a livello cerebrale, più approfondito, ciò al fine di meglio delineare il quadro clinico della stessa.

Il primario, dopo aver dato disposizione (sulla procedura diagnostica da eseguirsi sulla paziente) ai «sottoposti» sul da farsi, si allontanava dalla struttura sanitaria, conservando il proposito di farvi rientro il giorno successivo per eseguire l’intervento chirurgico che si era proposto di effettuare. L’esame diagnostico (effettuato in assenza del primario) metteva in evidenza una condizione patologica molto critica, la quale prevedeva l’esecuzione di un intervento chirurgico da eseguirsi con urgenza.

Il primario, recandosi in ospedale diverse ore dopo l’accertamento diagnostico, non riusciva (a causa del ritardo nell’esecuzione dell’intervento chirurgico) a trattare adeguatamente la patologia sofferta dalla paziente, la quale nel frattempo era clinicamente progressivamente peggiorata, sino all’exitus che avveniva nelle ore successive. Oltre alla responsabilità del primario, in sede giudiziaria, è stata riconosciuta anche una responsabilità a carico degli altri sanitari, i quali in sua assenza si sarebbero comunque dovuti attivare per salvare la vita alla paziente, essendo gli stessi codetentori appunto dell’”obbligo di garanzia” sia solidalmente che singolarmente.

Cos’è il danno e chi ha diritto al risarcimento

Il danno biologico è una lesione subita da una persona fisica nel corpo o nella mente. Tutti possono ottenere il risarcimento per danni biologici in quanto l’integrita fisica è un diritto garantito dalla Costituzione italiana.

Ogni qualvolta si verifica un errore medico e si avvia una procedura per ottenere il risarcimento per tale errore, o per malasanità, si valutano tre tipologie di danno:

  • danno biologico
  • danno patrimoniale
  • danno morale

Può ottenersi il risarcimento per danno biologico quando si tratta di un danno fisico, temporaneo o permamente. Mentre può ottenersi il risarcimento per il danno patrimoniale quando si sono sostenute delle spese mediche a causa dell’errore del sanitario.

I danni morali sono quelli che coinvolgono il foro intero della vittima a causa delle sofferenze psicofisiche conseguenti dall’evento, ed anche per questo è previsto un risarcimento.

Risarcimento da malasanità e risarcimento per errore medico

Il risarcimento dei danni per malasanità riguarda un errore di gestione del paziente, che può causare danni biologici e morali.  Si parla di risarcimento danni per malasanità quando, ad esempio, si vuole fare causa ad una struttura sanitaria perché si è stati lasciati su di un lettino del pronto soccorso, per diversi giorni.

Invece, quando si parla di errore medico, il risarcimento danni fa riferimento alle competenze mediche del professionista. Per esempio, si può chiedere risarcimento danni per terapia errata, o risarcimento danni per intervento chirurgico con esisto infausto. In ogni caso si tratta di risarcimento danni per colpa medica.

Occorre specificare che il risarcimento malasanità comprende tutte le richieste di risarcimento danni che riguardano sia errori di gestione commessi dal personale delle strutture ospedaliere.

Termine per esercitare il diritto al risarcimento da errore medico

Il termine per esercitare il diritto al risarcimento da errore medico è di dieci anni dalla scoperta del danno stesso (art. 2946 c.c.).

Mentre per i profili di responsabilità extracontrattuale, diversamente, il termine di prescrizione è quinquennale.

Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento errore medico inizia a dal momento in cui la vittima malasanità era o poteva essere a conoscenza dell’evento (lesione alla sua salute) e del nesso causale, ovvero della reale portata giuridica del danno biologico subito.

Di conseguenza è da tale periodo che inizia a decorre il termine di prescrizione, decennale per quanto riguarda la responsabilità contrattuale, e quinquennale per i profili di responsabilità aquiliana (risarcimento danni per negligenza medica).

Il paziente, che ritiene di essere vittima di errore medico e malasanità, proprio perché privo di cognizioni, per provare la negligenza e del sanitario (risarcimento danni per negligenza medica), poiché invoca la responsabilità contrattuale del medico e della casa di cura, deve dimostrare il danno e il nesso causale, e sarà la controparte a dover dimostrare l’esatto adempimento.

Per questi motivi, l’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA, hanno istituito uno specifico servizio di assistenza per tutte le vittime di malasanità ed errore medico. Per accedere a questo servizio si può chiedere l’assistenza legale gratuita.

Risarcimento errore medico

Diligenza: generica e specifica

Non esiste nessuna norma di legge che contenga una distinzione tra obbligazione di mezzi e di risultato in caso di errore sanitario.

Quindi il sanitario è vincolato ad una obbligazione sia di mezzi che di risultato, il cui contenuto è dato sia dall’obbligo di diligenza che dall’obbligo di informazione del paziente.

Il risultato però non consiste esclusivamente nella guarigione del paziente, ma anche nel fornire al paziente tutte le cure richieste dalla specifica patologia che lo interessa tenendo conto del livello della scienza e della tecnica in un determinato settore, dell’età del paziente e della specifica difficoltà dell’intervento. (Sezioni Unite Corte di Cassazione, n. 577/2008).

Il sanitario è altresì obbligato ad una diligenza professionale qualificata dalla specifica attività esercitata, maggiore e più ampia di quella richiesta per l’uomo medio e non ad una semplice diligenza che si può pretendere da una persona mediamente avveduta e prudente (la c.d. diligenza del buon padre di famiglia. Infatti, l’art. 1176, comma 2, c.c., recita: “Nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”).

La Corte di Cassazione, con una sentenza n. 17143/2012, ha sottolineato che con riferimento al medico, occorre distinguere tra una diligenza professionale generica (richiesta al medico di base o medico generale) ed una diligenza professionale specifica (richiesta al medico specializzato in un determinato settore).

Quindi, se un paziente riporta una frattura e viene sottoposto alle cure di un medico di base, da quest’ultimo si pretenderà una diligenza sicuramente minore rispetto a quella richiesta ad uno specialista.

Caratteristiche essenziali colpa medica

Per incorrere in errore medico, la condotta del professionista deve essere caratterizzata da colpa.  L’imputazione dell’errore a titolo di colpa riconduce alla violazione delle regole cautelari che, se rispettate, avrebbero evitato il verificarsi dell’evento dannoso.

Possiamo distinguere tra colpa generica e colpa c.d. generica e specifica. Quest’ultima si verifica quando l’errore è determinato dalla violazione delle regole normative configurandosi l’inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

Mentre, la colpa generica riguarda l’errore che si verifica per:

  • Negligenza: trascuratezza o scarsa attenzione nel compimento dell’attività (ad es., il chirurgo che dimentichi una garza nell’addome del paziente);
  • Imprudenza: avventatezza o scarsa ponderazione nel compimento dell’attività (ad es., il medico che suggerisca un approccio terapeutico particolarmente rischioso);
  • Imperizia: incapacità tecnica o scarsa esperienza (il chirurgo che compia un errore nell’esecuzione di un intervento routinario).

Errore medico: commissivo o omissivo

L’errore medico può consistere tanto in una commissione quanto in un’omissione:

  • sono errori di commissione quelli conseguenti alla esecuzione di un atto medico o assistenziale non dovuto o praticato in modo scorretto;
  • mentre sono detti errori omissivi, quelli dovuti alla mancata effettuazione di un atto medico o assistenziale ritenuto necessario per la cura del paziente.

Per approfondimenti sulle tipologie di errore medico, consulta: Errore medico classificazione e tipologie

Errore medico, quali sono le scelte procedurali della vittima?

La vittima di malasanità ha diritto di richiedere la tutela dei suoi diritti in tutte le sedi competenti, compresa quella penale attraverso una denuncia al medico responsabile e/o attraverso la segnalazione presso le sedi competenti, così come ha diritto di agire per il risarcimento in ambito civilistico di tutti i danni sofferti.

Malasanità: denuncia – querela penale

Una denuncia penale è un atto attraverso il quale il privato cittadino porta a conoscenza delle Autorità (Pubblico Ministero e/o Ufficiale di P.G.), la notizia della commissione di un reato perseguibile d’ufficio, ad esempio omicidio colposo.

Mentre la querela è un atto con il quale la vittima di errore medico o un proprio congiunto, oltre a mettere a conoscenza l’autorità giudiziaria della commissione di un reato di cui è persona offesa, manifesta anche la volontà di voler perseguire penalmente l’autore del fatto illecito.

Il denunciante o la persona offesa, può riferire notizia di reato sia in forma orale che scritta, presso qualsiasi Autorità Giudiziaria di competenza nello specifico presentandosi direttamente in sede della Procura della Repubblica oppure presso qualsiasi stazione dei Carabinieri, o polizia.

Malasanità: come intraprendere un’azione civile

Com’è noto, poiché la responsabilità medica della Struttura Sanitaria ha natura contrattuale (lo ha stabilito espressamente l’art. 7 della legge 8 marzo 2017, n. 24, più conosciuta come “legge Gelli“, dettante disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie), il diritto al risarcimento del danno per malasanità può essere esercitato nel termine di dieci anni dalla scoperta.

 

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