Deforestazione: danni all’ambiente e alla salute

Quello della deforestazione è un fenomeno grave che ha conseguenze non solo sul degrado ambientale e sulla biodiversità, ma anche sulla nostra salute. In questa guida scopriamo cosa significa deforestazione, quali sono le cause e gli interessi che la muovono e le sue gravi conseguenze. Scopriamo cosa si può fare e cosa si sta facendo concretamente per arginare questo problema e quali sono i rischi per la salute e l’ambiente connessi alla deforestazione.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto si occupa di prevenzione a 360° rispetto al rischio amianto e altri cancerogeni. Consapevoli che non esiste tutela della salute senza salvaguardia dell’ambiente, l’Ona si occupa anche di lotta contro il degrado ambientale e sensibilizzazione rispetto a inquinamento e altri rischi per l’ambiente.

Indice dei contenuti

Cosa si intende per deforestazione?
Deforestazione cause principali
Conseguenze della deforestazione
Cosa fare?
L’accordo di Glasgow sulla deforestazione
Deforestazione in Amazzonia
Olio di palma e deforestazione

Tempo stimato di lettura: 6 minuti

Cos’ è la deforestazione?

Se il disboscamento consiste nell’abbattimento di alberi, si parla di deforestazione quando il disboscamento eccede il tasso di ricrescita della vegetazione arborea. In altre parole l’abbattimento di alberi è così massiccio da causare la distruzione di un habitat.

Il disboscamento ad opera dell’uomo è una prassi di lunga data. Sin dagli albori, quando i primi appartenenti al genere Homo hanno scoperto il fuoco ne hanno fatto un uso massiccio nel disboscamento. Il fuoco veniva usato per creare grandi radure intorno ai corsi dei fiumi dove installare i propri villaggi. Il disboscamento veniva usato per abbattere gli alberi e fare spazio all’erba fresca che richiamava le mandrie di erbivori da cacciare. Subito dopo il disboscamento era facile raccogliere, cacciare e nutrirsi di tutti i piccoli animali che scappavano dal fuoco e da un ecosistema distrutto.

Con la rivoluzione agricola, durante il neoplitico, l’uomo ha iniziato a stravolgere l’ambiente in cui viveva in modo ancora più massiccio, mentre le unità di sapiens continuavano ad aumentare.

Già allora si poteva parlare di deforestazione e distruzione degli habitat. Con la rivoluzione industriale e nel mondo occidentale il fenomeno divenne sempre più ampio, fino a lasciare nella nostra Europa pochi lembi di foreste di pianura, che hanno lasciato il passo a città e campi coltivati.

Oggi è il turno dei paesi in via di idustrializzazione dove le grandi corporazioni gestiscono monoculture e produzione di legname. La deforestazione continua e minaccia ambienti che costituiscono gli ultimi grandi polmoni verdi del nostro pianeta, come l’Amazzonia.

Cause della deforestazione nel mondo

La deforestazione è mossa da scopi principalmente commerciali. Possono essere riconosciute in particolare 3 cause della deforestazione:

  • fare spazio a nuove aree coltivabili: ovvero la necessità di creare nuove terre da destinare alle colture e alla pastorizia. In aggiunta ci sono i terreni usati a scopi minerari ed edilizi, o acquistati dai grandi speculatori per le monocolture.
  • Legname come combustibile: il legname rimane ancora la materia prima per eccellenza come combustibile. Un terzo della popolazione mondiale necessita del legno per poter riscaldare le proprie abitazioni.
  • Legno pregiato: la domanda di legno pregiato accresce il taglio degli alberi delle foreste equatoriali e tropicali.

I Paesi più colpiti dal fenomeno della deforetsazione attualmente sono Messico, Brasile, Colombia, Cina, Congo, Nigeria, India, Birmania, Indonesia, Malesia, Indonesia e Thailandia

Conseguenze della deforestazione

Le conseguenze del disboscamento sono massive. Vanno dalla perdita di suolo fertile, che porta ad una progressiva desertificazione, alla modifica di un intero ecosistema con conseguente perdita di biodiversità. Gli ambienti saranno così meno resilienti agli stravolgimenti dovuti al meteo e alle malattie e gli incendi, più frequenti e letali, accelereranno il processo di desertificazione. Numerose specie animali e vegetali rischiano l’estinzione definitiva con stravolgimenti importanti sugli equilibri degli ecosistemi. Venendo a mancare dei tasselli della catena alimentare sono infatti inevitabili stravolgimenti importanti.

La deforestazione è connessa inoltre a un significativo incremento di anidride carbonica che svolge un ruolo fondamentale nel riscaldamento globale.

Infatti l’ntensificarsi dell’effetto serra è una delle conseguenze della deforestazione. Le piante e gli alberi, mediante il processo di fotosintesi clorofilliana, trasformano l’anidride carbonica presente nell’atmosfera in ossigeno. Ne consegue che il disboscamento determina un aumento di CO2 e di conseguenza un acuirsi dell’effetto serra e del riscaldamento globale. Il disboscamento determina cambiamenti nel clima (anche delle singole regioni) che si muove sempre più nella direzione degli eventi estremi che aumentano il dissesto idrogeologico.

Deforestazione e danni alla salute

Oltre alle conseguenze della deforestazione legate al degrado ambientale, ci sono anche una serie di conseguenze che impattano direttamente o indirettamente sulla nostra salute.

Con la distruzione dei cuscinetti naturali che separano le nostre comunità dagli animali selvatici aumenta il rischio del cosiddetto spillover. I virus passano con più facilità dagli animali all’uomo causando potenziali pandemie. la pandemia da COVID-19 si inserisce in questo contesto.

Con la deforestazione e la conseguenza perdita di biodiversità perdiamo irreparabilmente la possibilità di ricerca e di sintesi di nuovi farmaci basati su principi attivi di piante e ispirati alle mdalità di funzionamento di altri organismi. Con la perdita di biodiversità, come già accennato, gli ambienti diventano meno resilienti e subiscono gravi stravolgimenti. La deforestazione mette a rischio così anche le colture su cui facciamo affidamento, l’impollinazione degli alberi da frutto e il nostro stesso sistema alimentare.

Rimedi alla deforestazione

Oggi si stima che le emissioni di anidride carbonica provocate dalla deforestazione e dai cambiamenti di uso del suolo siano di circa 1,6 miliardi di tonnellate di carbonio annue. In aggiunta a queste ci sono quelle dovute ai processi di combustione (stimabili in circa 6 miliardi).

Nel 2014 è stato siglato a New York un accordo in occasione del vertice Onu Climate Summit. Esso prevede lo stop al taglio di alberi nel 2030 e il ripristino di oltre 350 milioni di ettari di foreste e di campi coltivati.

L’accordo di Glasgow sulla deforestazione

Questo tema non ha visto spaccature durante il COP26 di Glasgow. 110 nazioni hanno firmato un accordo. I Paesi firmatari coprono l’85% del patrimonio forestale del globo, incluse la Russia , l’Indonesia, il Congo, la Colombia e il Brasile.

Il progetto è legato alla promessa di finanziamenti da 15 miliardi di sterline, 8,7 coperti da fondi pubblici e 5,3 da investimenti privati.

Deforestazione in Amazzonia

Tra agosto 2020 e luglio 2021 la deforestazione dell’Amazzonia è cresciuta di quasi il 22% rispetto al periodo precedente, stabilendo un record negli ultimi 15 anni. Il disboscamento nella foresta pluviale più grande del mondo è stato in totale di 13.235 kmq.

Sono due le agenzie che monitorano la distruzione della foresta: l’ente pubblico Inpe, l’Istituto nazionale di ricerche spaziali e la ong indipendente Imazon, Instituto do homem e meio ambiente da Amazônia.

Inpe sostiene che nel mese di ottobre 2021 siano andati distrutti 877 kmq, il 5% in più rispetto allo stesso mese del 2020. Osservando il trend degli ultimi dodici mesi, però, il tasso di deforestazione appare inferiore del 5% rispetto al livello osservato lo scorso anno.

Imazon parla invece di 803 kmq di foresta amazzonica distrutti a ottobre. Di per sé quindi la stima di foresta amazzonica deforestazione è più bassa, ma a destare preoccupazione è il totale raggiunto da gennaio in poi: 9.724 kmq, l’equivalente dell’estensione delle Marche. Si tratta del 33% in più rispetto al 2020, un anno che si era già rivelato estremamente critico per la salute dell’Amazzonia.

La produzione di olio di palma

L’espansione della coltivazione della palma da olio è stata certamente uno dei motori del fenomeno e del degrado degli habitat naturali, soprattutto in alcune parti dell’Asia tropicale e dell’America centrale e meridionale. La produzione di olio di palma si è estesa anche all’Africa (Cameroon, Liberia, Tanzania).

In Indonesia e in Malesia la coltura di palma da olio è legata alla distruzione degli ecosistemi delle torbiere. Dopo aver tagliato gli alberi la torba nel sottosuolo viene infatti bruciata causando gravi incendi e rilasciando grandi quantità di gas serra.

Guarda anche: la puntata di ONA TV su ambiente e transizione ecologica.

Aree protette nel mondo

La situazione delle aree protette nel mondo fa sperare in un miglioramento del modo in cui ci prendiamo cura dell’ambiente e in un possibile miglioramento dle problema della desertificazione. La superficie di foreste protette è aumentata del 26,3% dal 1990 al 2020, per un totale di 726 milioni di ettari. La superficie di aree protette nel mondo è invece aumentata nel corso degli ultimi 30 anni. Oggi sono il 14,9% della superficie totale delle terre emerse nel mondo.