Pembrolizumab Keytruda: farmaco per cura tumore al polmone

Pembrolizumab Keytruda è un farmaco per la cura del tumore al polmone. Si somministra ai pazienti sottoposti alla chemioterapia. La chemioterapia, infatti, è uno degli approcci terapeutici per le vittime di tumore al polmone, insieme alla chirurgia e alla radioterapia.

Il tumore polmonare è una neoplasia multifattoriale. Ciò vuol dire che esistono varie cause che possono provocare la malattia. La principale è il fumo di sigaretta. Il fumo è, infatti, responsabile di 8-9 tumori del polmone su 10. Tuttavia spesso agisce in sinergia con altri fattori.

Tra questi vi è l’amianto, detto anche asbesto. Infatti ogni anno il tumore polmonare causa circa 70.000 decessi, dovuti esclusivamente alle esposizioni a polveri e fibre di amianto. Anche IARC, nella monografia “Asbestos – chrysotile, amosite, crocidolite, tremolite, actinolite and anthophyllite“, conferma questi dati.

L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano tutte le vittime di tumore polmonare o di altre malattie asbesto correlate. Per combattere la malattia in maniera efficace bisogna, infatti, avviare una diagnosi precoce e ricorrere a terapie tempestive. Grazie all’azione dell’ONA, i pazienti possono richiedere l’assistenza medica e legale, anche in caso si sia vittima del dovere o della malasanità.

 

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Pembrolizumab Keytruda: chemioterapia tumore al polmone

Pembrolizumab è un farmaco immunoterapico che agisce inibendo PD-1. Una volta assunto dal paziente, esso stimola le cellule del sistema immunitario a sviluppare una risposta immunitaria contro le cellule del tumore. Questa terapia si utilizza maggiormente per il trattamento del carcinoma polmonare avanzato non a piccole cellule (adenocarcinoma) sia in prima che in seconda linea.

Per prima linea si intende il trattamento chemioterapico somministrato ai pazienti con malattia metastatica, che non hanno mai effettuato una chemioterapia. Invece seconda linea indica il trattamento successivo a quello di prima linea, che viene iniziato al momento della progressione della malattia durante o dopo aver eseguito la prima linea di terapia. Possono susseguirsi poi trattamenti di terza, quarta o successive linee, anche utilizzando farmaci diversi.

Esiste, inoltre, la terapia di mantenimento. Questo è il trattamento successivo a quello di prima linea, che si somministra nei pazienti senza evidenza di progressione di malattia, dopo aver eseguito la prima linea di chemioterapia.

Pembrolizumab è un farmaco a somministrazione endovenosa, con meccanismo di azione simile a quello del Nivolumab. Entrambi, infatti, agiscono stimolando le cellule del sistema immunitario. La dose prescritta generalmente è di 200 mg, da somministrare in circa 30 minuti. Il paziente riassume il farmaco ogni 21 giorni.

Qual è il meccanismo di azione del Pembrolizumab?

Pembrolizumab Keytruda farmaco immunoterapico agisce sul sistema immunitario. Il nostro sistema immunitario, oltre a proteggerci nei confronti di infezioni virali o batteriche, è anche in grado di riconoscere le cellule tumorali.

Nel corso dell’evoluzione ha anche sviluppato meccanismi di regolazione. Grazie a questi, la risposta infiammatoria, conseguente al riconoscimento di un patogeno, si autolimita nel tempo. Questo fa sì che l’azione del sistema immunitario determini l’eliminazione dei patogeni. Si previene così, al tempo stesso, l’integrità dei tessuti del corpo umano. Si tratta quindi di segnali di interruzione per la prosecuzione della risposta infiammatoria, che si attivano quando il patogeno esterno è stato eliminato, ma prima che si crei un danno irreversibile per l’organismo.

Uno di questi sistemi di spegnimento della risposta infiammatoria è rappresentato dal sistema PD-1/PD-L1/PD-L2. Tuttavia le cellule tumorali sfruttano proprio il sistema PD-1/PD-L1/PD-L2 per non essere riconosciute dal sistema immunitario. Quindi, essendo inibito, il sistema non contrasta la crescita del tumore stesso.

Farmaci chemioterapici, come Nivolumab e Pembrolizumab, bloccano l’interazione del PD-1 con i suoi ligandi, PD-L1 e PD-L2. Attivano così i linfociti T che possono influenzare l’attività sia delle cellule tumorali sia di quelle sane.

Esistono, però, altri farmaci utilizzati durante la chemioterapia, che contrastano il tumore al polmone usando meccanismi diversi. Questi sono Alectinib, Atezolizumab, Brigatinib, Carboplatino, Ceritinib, Cisplatino, Crizotinib, Dabrafenib, Durvalumab, Etoposide, Gemcitabina, Gefitinib, Erlotinib, Afatinib, Osimertinib, Nintedanib, Pemetrexed, Taxolo, Taxotere, Trametinib, Vinorelbina.

 

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    Pembrolizumab: effetti collaterali chemioterapia

    Come tutti i medicinali, anche il Pembrolizumab Keytruda può presentare degli effetti indesiderati. Principalmente gli effetti collaterali sono immuno-correlati. Quindi, si legano alla stimolazione del sistema immunitario, che può sviluppare delle reazioni autoimmuni nei confronti del corpo del paziente stesso.

    Tuttavia la maggior parte delle reazioni avverse, che si verificano durante il trattamento con Pembrolizumab, sono reversibili. Solitamente si interrompe temporaneamente il trattamento. Vengono poi somministrati corticosteroidi o vengono messe in atto terapie di supporto.

    Inizialmente si riteneva che l’utilizzo di corticosteroidi (prednisone, desametasone) potesse ridurre l’efficacia di Pembrolizumab. Studi recenti, però, hanno dimostrato che è possibile utilizzare corticosteroidi in quanto non interferiscono con l’azione del farmaco chemioterapeutico.

    Gli effetti collaterali più frequenti che posso presentare i pazienti sono polmonite, febbre, tosse, colite e comparsa di dispnea, cioè difficoltà a respirare. Ci sono poi dolori addominali, diarrea fino ad arrivare a quadri di perforazione intestinale, epatite, nefrite e alterazioni della funzionalità epatica.

    Infine possono verificarsi variazioni della funzionalità renale e aumento dei valori della creatinina, endocrinopatie, alterazioni del sistema endocrino, inclusa l’ipofisite, il diabete mellito, l’ipotiroidismo o l’ipertiroidismo. Per questo bisogna prestare attenzione all’eventuale comparsa di stanchezza, tachicardia e sudorazioni.

    A questi effetti si aggiungono altre reazioni avverse. Ci sono uveite, artrite, miosite, pancreatite, severe reazioni cutanee, sindrome di Guillain-Barré, sindrome miastenica, anemia emolitica e crisi epilettiche parziali, insorte in un paziente con focolai infiammatori nel parenchima cerebrale.

    Studi sull’efficacia del Pembrolizumab Keytruda

    Uno dei primi studi a valutare l’efficacia del Pembrolizumab è stato lo studio KEYNOTE-010, condotto su 1.000 pazienti. Questi soggetti erano stati precedentemente sottoposti a terapia di prima linea con sali di platino. Poi sono stati randomizzati tra Pembrolizumab e Docetaxel/Taxotere che, in quel momento, rappresentava lo standard terapeutico per il trattamento di seconda linea dei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule.

    I risultati hanno dimostrato che Pembrolizumab aumenta la sopravvivenza rispetto a Docetaxel. Infatti le aspettative di vita da circa 8 mesi in più passano a 11 mesi. Lo studio, però, prevedeva l’arruolamento solo dei pazienti con espressione immunoistochimica positiva della proteina PD-L1.

    Perciò, sulla base dei risultati di questo studio, Pembrolizumab ha ricevuto l’approvazione per il trattamento di seconda linea dei pazienti con espressione immunoistochimica del PD-L1 ≥ 1% da parte della statunitense FDA nell’ottobre 2015, dell’europea EMA nell’agosto 2016 e dell’italiana AIFA nel maggio 2017.

    Aggiornamento sull’utilizzo del Pembrolizumab

    Recentemente, l’utilizzo del Pembrolizumab è stato esteso anche al trattamento di prima linea sulla base dei risultati dello studio di fase III KEYNOTE-024. I pazienti erano 305, risultati altamente positivi per l’espressione della proteina PD-L1 (≥ 50%). L’efficacia di Pembrolizumab è stata confrontata con quella della chemioterapia a base di platino. È stato osservato il netto vantaggio (45% vs 28%) di Pembrolizumab in termini di risposte obiettive. In altre parole si è verificata la riduzione dimensionale della malattia.

    Si rivela, inoltre, l’aumento del 50% della sopravvivenza libera da progressione, ovvero la sopravvivenza in assenza di peggioramento della malattia. Infatti, dopo 12 mesi di osservazione, il 48% dei pazienti che avevano ricevuto Pembrolizumab non aveva ancora sviluppato una progressione di malattia rispetto al 15% di quelli sottoposti all’altra chemioterapia.

    Così, nel dicembre 2016, l’ente regolatorio europeo EMA ha esteso l’utilizzo del Pembrolizumab come terapia di prima linea nei pazienti con espressione di PD-L1 ≥ 50%. La decisione di AIFA è stata presa nel maggio 2017 e accelera l’introduzione di Pembrolizumab anche in Italia.

    Assistenza medica e legale per vittime di tumore polmonare

    L’ONA offre assistenza legale gratuita per tutelare i diritti delle vittime di malattie correlate all’amianto, come il mesotelioma e il tumore al polmone. Grazie ad un pool di avvocati, diretti dall’Avv. Ezio Bonanni, le vittime vengono guidate in tutte le fasi dell’iter legale, al fine di ottenere il risarcimento dei danni e il riconoscimento di tutti i benefici previsti dalla legge.

    Si prevede anche assistenza medica gratuita, per ottenere una diagnosi precoce e la sorveglianza sanitaria.