Marevivo e Jeremy Rifkin, un impegno comune per il “pianeta acqua”

Focus dell’evento presso la sede della Fondazione: la tutela del 30% di terre e mari entro il 2030

Si sottolinea l’importanza di uno degli eventi recentemente promossi dall’Associazione Marevivo. L’incontro ha voluto omaggiare Jeremy Rifkin con il suo libro sul “pianeta acqua“.

Come sempre, si riconosce l’alto valore delle iniziative associative sostenute all’interno delle attività di Marevivo per la sensibilità e l’attenzione al mare e il territorio.

Economista e saggista statunitense Rifkin: “Urgente un Blue Deal per proteggere il Pianeta Acqua”

Al centro dell’evento, un legame fondato su una visione condivisa: riconoscere nell’acqua e nel mare il cuore pulsante della vita sul pianeta.

Con l’incontro presso la sede nazionale di Marevivo, l’economista e saggista statunitense Jeremy Rifkin ha rinnovato insieme alla Fondazione un impegno comune.

L’importanza di riportare al centro dell’agenda politica internazionale.

Ossia, la tutela del mare e il raggiungimento dell’obiettivo di proteggere almeno il 30% di terre e mari entro il 2030.

L’evento, dedicato al libro “Pianeta acqua”, ha rappresentato non solo la presentazione dell’ultima opera di Rifkin.

Ma la conferma di una profonda sintonia con Marevivo su una visione idrocentrica del pianeta.

Nel saggio, l’autore individua nell’acqua – la risorsa più preziosa e strategica del XXI secolo.

La chiave per affrontare la crisi ambientale globale.

Proponendo un cambiamento di paradigma verso un modello economico capace di coniugare sostenibilità, equità e innovazione.

La presenza di Rifkin nella sede galleggiante di Marevivo sul Tevere, testimonia un percorso che da decenni accompagna l’impegno della Fondazione.

Il percorso nella difesa degli ecosistemi marini e nella diffusione di una cultura della sostenibilità.

Resa oggi ancora più urgente da un contesto internazionale segnato da conflitti e instabilità.

Maggiore attenzione alla tutela dell’ambiente

In tempo di guerra l’ambiente e il nostro mare non possono diventare l’ultima delle priorità – ha dichiarato Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo.

È un momento storico in cui la tutela dell’ambiente passa inevitabilmente in secondo piano, il mare appare distante, quasi invisibile. C’è stato persino chi ha considerato una fortuna che un missile sia caduto in mare e non sulla terra. Questa è una visione pericolosa. Il mare non è un vuoto dove tutto ciò che accade non conta: è la matrice della vita, regola il clima e rappresenta il nostro futuro”.

Gli oceani coprono il 71% della superficie terrestre, custodiscono oltre il 95% della biosfera e producono più del 50% dell’ossigeno che respiriamo. Eppure, sono minacciati da inquinamento, sovrasfruttamento delle risorse ittiche e crisi climatica, fattori che ne compromettono l’equilibrio e la capacità di rigenerazione.

Obiettivo “Global Biodiversity Framework”

Nel corso dell’incontro è stato ribadito l’obiettivo 30×30 previsto dal “Global Biodiversity Framework”: proteggere almeno il 30% delle terre, delle acque interne e dei mari entro il 2030, assicurando che almeno il 10% delle aree marine sia sottoposto a tutela integrale o altamente protetta (no-take), condizione indispensabile per consentire la piena rigenerazione degli ecosistemi.

Attualmente solo l’8,4% degli oceani gode di una qualche forma di protezione, mentre la quota pienamente protetta si attesta tra il 2,8% e il 3,2%.

Nel Mediterraneo le aree protette coprono tra il 6% e il 9% delle acque, ma solo una parte limitata garantisce livelli di tutela realmente efficaci.

Investire nelle aree marine protette

In Italia, dove la rete comprende 30 Aree Marine Protette e 2 parchi sommersi, permangono criticità legate alla copertura degli habitat, ai finanziamenti e alla governance.

Le Aree Marine Protette rappresentano oggi la principale infrastruttura di difesa del mare: santuari di biodiversità, laboratori di ricerca e strumenti di educazione ambientale fondamentali per garantire lo spazio e il tempo necessari alla rigenerazione degli ecosistemi.

Investire nella loro espansione e nel loro rafforzamento significa prevenire costi ambientali, sociali ed economici futuri e costruire un modello di sviluppo capace di integrare tutela ambientale e crescita sostenibile.

Proteggere il mare significa proteggere il nostro futuro – ha proseguito Giugni .

Il 30×30 non è un obiettivo simbolico, ma una scelta strategica. Senza oceani sani non esistono sicurezza alimentare, stabilità climatica, né sviluppo economico sostenibile.”

L’intervento di Jeremy Rifkin

Nel suo intervento, Jeremy Rifkin ha ribadito poi la necessità di un cambiamento radicale di paradigma:

Ripensare l’acqua come fonte di vita e non come fonte di profitto rappresenta una vera rivoluzione culturale. Significa riorientare il nostro modo di abitare il pianeta, riconoscendo che siamo parte di un sistema acquatico e interdipendente.

L’avventura umana sta entrando in una fase nuova, fondata sulla consapevolezza che la Terra è prima di tutto un pianeta d’acqua.

Se vogliamo preservare le condizioni che rendono possibile la nostra sopravvivenza, dobbiamo affiancare al Green Deal un “Blue Deal” che intervenga in ogni aspetto della nostra vita: nel modo in cui produciamo e consumiamo energia, gestiamo le risorse, organizziamo le città, governiamo l’economia e formiamo le nuove generazioni.

L’acqua diventa così il principio guida di una trasformazione che unisce innovazione tecnologica, responsabilità sociale e tutela degli ecosistemi. Questa nuova fase comincia dalla consapevolezza che la nostra casa comune, come l’ha definita Papa Francesco, è un Pianeta Acqua e va governata come tale”.

L’incontro, moderato dal giornalista Riccardo Luna, si è concluso con la cerimonia di investitura di Rifkin a “Cavaliere del Mare”, riconoscimento conferito da Marevivo a personalità che si distinguono per l’impegno concreto nella difesa degli oceani e nella promozione di una cultura della sostenibilità.

Autore: Ezio Bonanni