Operaio muore per amianto: amministrazione comunale condannata per la prima volta

La Corte di Cassazione condanna il Comune di Cremona per la morte di un operaio esposto all’amianto due volte l’anno

Una sentenza storica, quella pronunciata dalla Corte di Cassazione il 29 aprile 2022, che condanna per la prima volta la responsabilità di un’amministrazione comunale nell’ambito di un procedimento giudiziario.
Ottorino Cervi lavorava nella centrale alimentare del latte come caldaista. La società è stata chiusa alla fine degli anni ’90.

L’uomo era stato esposto all’amianto due volte l’anno. Si occupava di sostituire le guarnizioni alla caldaia e l’amianto era utilizzato come coibente in quel reparto della centrale di Cremona. Morto nel 2004 di mesotelioma, tumore legato esclusivamente all’esposizione o inalazione a fibre di amianto, aveva lavorato lì dal 1947 al 1981.

Le figlie chiedono il risarcimento giudiziario

Dopo aver perso in primo grado le figlie, assistite dall’avvocato Ezio Bonanni hanno deciso di non arrendersi. Non solo perché il mesotelioma è l’unico tumore da amianto ma anche perché le prove acquisite dal CTU non avevano considerato la cosa più importante. Come riportato dagli atti: “Qualsiasi esposizione ad amianto, oltre che aumentare il rischio di insorgenza ne diminuiva i tempi di latenza e, di conseguenza, di sopravvivenza”.

Bastano poche fibre di amianto per provocare un tumore e gravi patologie

Secondo i medici, infatti, bastano anche poche fibre di amianto per ammalarsi. Si può morire di amianto anche se l’esposizione non è continuativa. L’avvocato Ezio Bonanni ha impugnato la sentenza e non si arrende.
I giudici della Corte di Cassazione hanno confermato che: “l’esposizione ad amianto, protrattasi per dieci anni fu sì intermittente ma di lunga durata e non meramente “occasionale e di breve durata” come ritenuto dal primo giudice. Tanto più che vi era prova del non uso, da parte del lavoratore, di mascherine e di strumenti di protezione”. Sentenza 13512.2022

In base al criterio del più probabile che non anche sulla scorta delle risultanze scientifiche e delle evidenze già note al momento dei fatti, l’esposizione per un arco temporale di dieci anni, in ragione delle mansioni svolte e in assenza di strumenti di protezione individuale, avesse prodotto un effetto patogenico sull’insorgenza o sulla latenza della malattia, tale da far ritenere provato il nesso di causalità.

L’amianto uccide anche a piccole dosi

«La sentenza è molto importante – afferma l’avvocato Ezio Bonanni, della difesa, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto– perché sancisce il principio del percepito danni anche con esposizioni intermittenti. Anche quando non c’è una prova piena del suo causale».

Oriana e Laura, le figlie, hanno definitivamente diritto a ricevere ciascuna circa 166 mila euro e interessi per la perdita del padre. Quindi come già accennato più volte l’amianto uccide anche a piccole dosi.


Autore: Ilaria Cicconi