Contaminazione ambientale e “prevenzione oncologica”
In occasione del Convegno al Rotary Club di Catanzaro dell’8 di maggio, si è voluta focalizzare l’attenzione in uno spirito sinergico con le personalità del campo medico-scientifico sulla contaminazione ambientale.
Il tema della “prevenzione oncologica” è stato in questo contesto, altamente rilevante.
Predisponendo una riflessione di natura generale, sulle condizioni in cui è insorto il fenomeno patologico correlato all’amianto, accanto alla ricerca di soluzioni per l’attuale emergenza.
Considerando su questi aspetti, proprio l’alta incidenza del fattore sul territorio costituito dall’industrializzazione.
Ricordo come tale realtà, sia in tutta Italia emersa proprio in zone industrializzate.
Dove l’esposizione alla dispersione delle fibre di amianto è stato molto alta, sviluppando in anni una vera e propria latenza.
Il risultato, oggi, sono le gravi conseguenze in termini di salute e purtroppo di decessi annunciati.
In qualità di Presidente ONA, sono consapevole interpretando i dati ReNaM, della situazione drammatica in cui versano molti nostri territori.
Ribadisco, come siano evidenti i tempi di latenza trascorsi dagli anni ’90, soprattutto.
Periodo in cui sono maturate e poi emerse le ampie casistiche oncologiche amianto correlate.
Per cui, è stato impossibile agire con la dovuta prevenzione e il contenimento dei decessi.
Oltretutto, il prossimo futuro è ancora preannunciato con uno strascico protratto fino al 2035.
La curva dei decessi solo dopo tale periodo, infatti, potrà iniziare a decrescere.
Ma, prima, purtroppo, la situazione generale, cede il passo ad anni in cui non si è voluta riconoscere la gravità del fenomeno, prevenire e limitare l’uso dell’amianto.

L’Avv.to Ezio Bonanni – Presidente ONA
Argomento sanitario del SIN di Crotone
La dimostrazione della giornata tenutasi a Catanzaro, ha rappresentato un dialogo aperto tra medicina, scienza e ambiente.
Riuscendo sul territorio della Calabria e in particolare su Catanzaro, a far emergere l’argomento sanitario legato al SIN di Crotone.
Alla luce del quadro attuale, rispetto alle circostanze ed il contesto epidemiologico legato all’amianto, gli esperti del mondo scientifico hanno rilevato e confermato una serie di criticità.
Principalmente conseguenze relegate da una precedente indifferenza al problema.
Ora, la gravità e la portata così forte del fenomeno è evidente.
Per questo il mondo scientifico, si sta stringendo accanto agli altri massimi esperti del settore per coniugare delle soluzioni valicabili.
La prevenzione, ormai è l’arma vincente per la diminuzione dei casi.
Cercando di contenere quella che da anni si è palesata, come una vera e propria epidemia legata all’amianto.
Nel Convegno promosso dal Rotary Club Catanzaro, sono stati gli esperti del mondo medico e scientifico ad affrontare il rapporto tra contaminazione ambientale, salute pubblica e prevedibilità oncologica, proprio nei territori esposti a pressioni industriali croniche.
Nell’apertura dei lavori, il Presidente del Rotary – Ferdinando Saracco, ha sottolineato l’urgenza della questione ambientale.
Riconoscendo come oltre alla natura amministrativa o territoriale si tratti di un’emergenza culturale.
E come, ciò esiga un dialogo costante tra le istituzioni, la ricerca scientifica e la medicina stessa.
In special modo, a seguire la Dottoressa Marisa Macrina, responsabile regionale dei trapianti d’organo della Calabria e neuroanestesista, ha espresso una profonda riflessione sul valore etico della prevenzione e della tutela della salute collettiva.
Per cui, ha sollevato il monito secondo cui, la medicina debba essere in grado di rilevare precocemente i sintomi biologici del danno ambientale.


Gli interventi dal campo medico e il punto sul termine di latenza “scaduto”
Nel corso dell’incontro, sono intervenuti anche il Dr. Massimo Calderazzo, già direttore di U.O.C. di Pneumologia, e il dr. Salvatore Procopio, fisico di ARPACAL.
Entrambi hanno dedicato rispettivamente dei momenti dedicati sulle conseguenze respiratorie croniche delle esposizioni ambientali e sugli aspetti fisico-ambientali dei contaminanti, presenti nei territori industrialmente compromessi.
Altro intervento significativo del convegno, quello del Dr. Pasquale Montilla, medico oncologo.
Questi, ha messo in confronto e stretto collegamento l’oncologia, con l’esposomica e la responsabilità sanitaria.
In specifico, sul tema si è espresso in termini ben precisi una viva discussione, considerando che: “Il tempo di latenza a Crotone è scaduto”.
Questa affermazione, rende bene l’idea della fase storica più delicata delle esposizioni ambientali croniche.
Risultato e conseguenza evidente, riverberata sulla innumerevole serie di patologie correlate.
Come introdotto ciò rappresenta la punta dell’iceberg raggiunta.
E quindi è il momento di comprendere come agire, di mettere in campo un lavoro sinergico sul territorio.
Sono e saranno evidenti le conseguenze dirette, del periodo di latenza dei precedenti decenni di abuso sconsiderato dell’amianto, nei materiali di costruzioni e in svariati contesti.
La salute dei lavoratori e delle persone secondariamente in contatto con gli stessi, sono purtroppo le vittime di tale incuranza.
La salute, rappresenta uno dei beni più grandi della persona e riconosciuto nei principi fondamentali della nostra Costituzione.
I diritti in questo senso violati e le sofferenze patite da intere famiglie, sono configurati delle importantissime testimonianze; per la costruzione di un piano sistemico da stabilire assieme alle istituzioni.
Sono proprio i racconti delle persone care vicine alle vittime dell’amianto, a rappresentare una risorsa in termini di prevenzione.
Raccogliendo delle testimonianze, capaci di rendere utilissime informazioni rispetto alle condizioni di insorgenza delle patologie stesse.
Per capire, cosa non è andato anche nel sistema di riconoscimento dei diritti della persona, e come soprattutto valutare e porre il tema della prevenzione.
Tutto ciò, legandolo alle attività di ricerca e medicina, accanto al lavoro delle associazioni come ONA e le Istituzioni richiamate per sostenere prima di tutto le bonifiche territoriali.
La rimozione dell’amianto, oppure la predisposizione delle modalità alternative di confinamento e incapsulamento; costituiscono le concrete modalità di attuazione per bonificare.
Ma la strada è lunga e la necessità è quella di raggiungere una bonifica integrale, attraverso il sostegno dei fondi economici, mediante l’installazione di nuove discariche pensate per l’amianto.
Considerando in tale prospettiva, anche una riduzione dei costi versati per portare all’estero l’amianto rimosso, come per esempio in Germania.
Dunque le criticità sul territorio italiano sono molte, e in determinate aree come per la Calabria è il momento in cui si sta rappresentando e conclamando la fase emergente del fenomeno epidemiologico.
Dove, è appunto necessaria un’azione sinergia e mirata, pronta a contenere le conseguenze più estreme sulla salute umana.
Al contempo, prendendo coscienza collettivamente su un problema che non può essere “normalizzato”.
La gravità e l’urgenza dell’”epidemia oncologica” per amianto, è una situazione non giustificabile con una semplice presa di atto sociale del fenomeno.
Ma, ogni conseguenza e dato deve essere automatica denuncia di una condizione compromessa incondizionatamente, da una negligenza e precedente non curanza.
Il punto del Dr. Montilla sulla necessaria anamnesi ambientale
All’interno dell’intervento del Dr. Montilla, sono stati anche affrontati i temi delle neoplasie metallo-correlate, delle esposizioni cumulative ai contaminanti industriali.
Rilevando in tale contesto la necessità incombente di integrare stabilmente l’anamnesi ambientale nella pratica oncologica.
Proprio tale aspetto è fondamentale, in quanto nella gestione sanitaria dei territori contaminati, nel tempo, purtroppo è stato separato ambiente e clinica.
Finendo per rendere marginale l’esposizione cronica nel ragionamento medico.
Sul quadro della prevenzione, e quindi della possibilità di riconoscere precocemente il rischio oncologico si può agire in una direzione precisa.
Infatti, la cosiddetta “prevedibilità oncologica”, può attuarsi mediante biomonitoraggio avanzato, tossicologia clinica, epidemiologia molecolare ed esposomica.
Altro tema affrontato e attenzionato, è stato quello relativo alla “normalizzazione del rischio”.
Propriamente definito come: il progressivo adattamento psicologico e istituzionale alla presenza della contaminazione ambientale.
“Il pericolo più grave è quando una comunità smette di percepire come anomalo ciò che biologicamente non è normale”, ha affermato Montilla.
In conclusione, ribadisco associandomi ha quanto detto e sviluppato in dialogo aperto con i medici, al Convegno del Rotary di Catanzaro l’importanza di trovare delle risposte ad un interrogativo che supera i confini della Calabria. Investendo, appunto, il modello nazionale di prevenzione sanitaria nei siti contaminati. Dovendo coniugare insieme: il rapporto tra tempo biologico, ritardi culturali e responsabilità sanitaria.
“I tumori ambientali ̶ ha spiegato Montilla ̶ non si sviluppano immediatamente.
La cancerogenesi industriale ha tempi lunghi. La latenza biologica può durare decenni. Ma quando termina, iniziano a parlare i corpi.”Sul punto sul SIN di Crotone e la sua entrata nella fase storicamente più drammatica delle esposizioni ambientali croniche, non si può che sottolineare l’aspetto della fine del tempo di latenza irrimediabilmente raggiunto.
Oggi, manifestazione clinica delle patologie correlate, subito direttamente dalle vittime dell’amianto.
