La vicenda dell’ex Ilva di Taranto deve essere affrontata oltre la lente del diritto. Per ogni decisione amministrativa o giudiziaria ci sono infatti un territorio, migliaia di lavoratori e una comunità che da anni convive con una situazione ambientale particolarmente delicata.
È da questa considerazione che parte la mia riflessione. In queste ore l’attenzione si è concentrata sulla decisione della Corte d’Appello di Milano e sulle possibili iniziative successive. Ritengo però necessario riportare il dibattito alla questione essenziale: la protezione della salute e il risanamento dell’area.
Il problema non può essere rinviato
Taranto rappresenta una delle realtà industriali più complesse d’Italia. Per questo non possiamo continuare a considerare la bonifica come un intervento da programmare in un secondo momento.
Son convinto che si sarebbe dovuto prestare attenzione alla necessità della bonifica ben prima.
Questa mia affermazione nasce dalla convinzione che la prevenzione debba arrivare prima dell’emergenza. Quando sono presenti fattori di rischio ambientale, l’obiettivo delle istituzioni deve essere quello di eliminarli o, dove ciò non sia immediatamente possibile, ridurli attraverso interventi adeguati.
È una questione che riguarda direttamente la salute dei lavoratori dell’ex Ilva e quella della popolazione di Taranto.
Il confronto sulla sentenza non deve oscurare il resto
La discussione successiva alla pronuncia della Corte d’Appello ha inevitabilmente aperto un nuovo capitolo sul piano giudiziario.
E’ necessario distinguere il dibattito politico dalla valutazione strettamente processuale.
A mio parere personale non vi è una legittimazione dello Stato o di alcuno dei ministeri per poter impugnare questo provvedimento.
Questa è la mia valutazione sul piano giuridico. Ogni eventuale iniziativa dovrà naturalmente essere verificata alla luce delle norme processuali e delle competenze previste dall’ordinamento.
Un eventuale passaggio in Cassazione, inoltre, non costituirebbe una nuova valutazione generale della vicenda, ma avrebbe ad oggetto le questioni di legittimità previste per quel grado di giudizio.
Ma c’è una considerazione che ritengo ancora più importante: mentre si discute degli strumenti processuali, il risanamento ambientale deve andare avanti.
Bonificare significa prevenire
Quando parlo di bonifica efficace significa intervenire sulle possibili sorgenti di contaminazione, controllare le condizioni ambientali e impedire che lavoratori e cittadini continuino a essere esposti a fattori di rischio. L’unica cosa da fare, come affermoo sempre, quindi, è quella di bonificare al più presto.
La giustizia farà il proprio percorso. Le istituzioni devono, allo stesso tempo, garantire che il territorio venga messo in sicurezza.
Il nodo dell’amianto
Nel caso di un grande sito industriale come quello di Taranto, particolare attenzione deve essere riservata anche alla presenza di amianto e materiali potenzialmente pericolosi.
La storia industriale italiana ha dimostrato quanto possa essere grave l’esposizione alle fibre di amianto. Le patologie asbesto correlate possono infatti manifestarsi anche dopo molti anni e questo rende ancora più importante intervenire prima che il danno si produca.
E’ necessario quindi individuare i materiali, procedere alla loro messa in sicurezza o rimozione secondo le procedure previste e monitorare costantemente le condizioni del sito.
Il futuro industriale deve cambiare
Esiste poi una seconda questione che considero inseparabile dalla bonifica: la trasformazione del modello produttivo.
Occorre evitare che le condizioni che hanno determinato le criticità ambientali possano ripetersi. Per questo considero importante un’accelerazione verso tecnologie produttive meno impattanti.
La soluzione è iniziare al più presto la bonifica degli alti forni oppure sostituire gli alti forni attuali con sistemi di produzione elettrica o con altri strumenti puliti e non con l’uso del carbone o comunque dei combustibili fossili.
La transizione industriale deve essere accompagnata da una precisa strategia ambientale. Decarbonizzazione, sicurezza sul lavoro e tutela sanitaria devono diventare elementi dello stesso progetto.
Taranto ha bisogno di fatti
Taranto ha bisogno di un programma concreto, con tempi verificabili e responsabilità definite.
Da una parte c’è la necessità di garantire il futuro produttivo e occupazionale. Dall’altra c’è un principio che non può essere negoziato: la salute delle persone viene prima di qualsiasi interesse economico.
Come presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto continuerò quindi a richiamare l’attenzione sulla prevenzione e sulla necessità di eliminare le fonti di rischio.
La mia posizione è semplice: prima di discutere per anni sul contenzioso, dobbiamo mettere in sicurezza il territorio.
La bonifica deve quindi diventare un intervento concreto, accompagnato da una vera trasformazione industriale.
Avv. Ezio Bonanni
