La recente sentenza del Tribunale civile di Roma rappresenta una svolta storica: viene riconosciuto in modo netto il diritto al risarcimento di una moglie contaminata dall’amianto semplicemente lavando le divise del marito, militare della Marina.
La contaminazione domestica da amianto
Condannato il ministero della Difesa a risarcire Paola Maria Santospirito, moglie di un militare della Marina Militare, per i gravi danni alla salute subiti a causa di un’esposizione indiretta ma continuativa all’amianto.
Il risarcimento supera i 65.000 euro, oltre interessi, rivalutazione e spese legali.
Questa decisione conferma che l’amianto non si ferma sul posto di lavoro, ma segue i lavoratori nelle loro abitazioni, contaminando chi vive accanto a loro.
La storia di Leonardantonio Mastrovito, militare e Vittima del Dovere
Ho seguito personalmente la vicenda del Luogotenente Leonardantonio Mastrovito, servitore dello Stato per oltre trent’anni, oggi riconosciuto Vittima del Dovere e invalido al 100%.
Durante la sua carriera nella Marina Militare è stato esposto ad amianto, uranio impoverito e nanoparticelle di metalli pesanti, sia a bordo delle unità navali sia durante missioni operative in Italia e all’estero, inclusi i Balcani.
Quelle stesse sostanze, però, non sono rimaste confinate alle navi o alle basi militari.
Quando l’esposizione professionale entra in casa
Per anni, Paola Maria Santospirito ha lavato le divise e gli indumenti da lavoro del marito. Un gesto quotidiano che si è trasformato in una condanna.
Le fibre di amianto, come dimostrato dalla letteratura scientifica e riconosciuto dal Tribunale, restano sui tessuti, si disperdono nell’aria domestica e vengono inalate da chi vive in casa.
Questa è la contaminazione domestica, una realtà che come Osservatorio Nazionale Amianto denunciamo da tempo e che finalmente trova un riconoscimento giudiziario chiaro.
L’accertamento medico-legale e le patologie riscontrate
La consulenza tecnica d’ufficio, accolta integralmente dal giudice, ha certificato che Paola Maria Santospirito è affetta da asbestosi, con una compromissione della funzionalità respiratoria, oltre a un disturbo dell’adattamento con ansia, direttamente collegato alla malattia.
Il danno biologico permanente è stato quantificato nel 15%, un dato che racconta una sofferenza reale, quotidiana, irreversibile.
La responsabilità del ministero della Difesa
Durante il processo, il ministero della Difesa ha sollevato eccezioni su competenza e prescrizione.
Il Tribunale le ha respinte tutte.
È stato chiarito un punto decisivo: la prescrizione decorre dal momento in cui la vittima acquisisce una conoscenza scientificamente attendibile del nesso causale, individuato nel 31 dicembre 2019.
La responsabilità è stata affermata ai sensi dell’articolo 2043 del Codice civile.
Il risarcimento riconosciuto alla moglie contaminata
Il Tribunale di Roma ha liquidato un risarcimento complessivo pari a 65.387 euro, comprensivo di danno biologico, danno morale e personalizzazione del danno.
A questa somma si aggiungono interessi legali, rivalutazione monetaria e il pagamento delle spese processuali e della consulenza tecnica.
È un primo passo verso la giustizia, ma non l’ultimo.
Il mio impegno come presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto
Come presidente dell’ONA, continuo a tutelare mogli, figlie e sorelle di militari dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri che hanno respirato amianto senza mai varcare i cancelli di una caserma.
Una vittoria che riguarda tutta l’Italia
La vicenda non termina qui: impugneremo la sentenza in appello, per ottenere un risarcimento pieno e proporzionato alla gravità del danno subito.
La voce della vittima e il valore della verità
Paola oggi coordina l’ONA per la città di Taranto. La sua battaglia personale è di fatto una battaglia collettiva.
Come affermato da lei stessa “Questa sentenza non restituisce la salute, ma restituisce verità, dignità e giustizia a tutte le famiglie colpite dall’amianto portato in casa dalle divise militari.”
