Quando si parla di amianto nelle Forze Armate, il pensiero corre quasi sempre ai motoristi navali. È comprensibile, perché si tratta di una delle categorie maggiormente esposte. Tuttavia, la mia esperienza professionale e quella dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) mi hanno insegnato che il problema è molto più ampio.
Per questo ritengo necessario riportare l’attenzione su un’altra categoria di militari che, per anni, ha lavorato in ambienti caratterizzati dalla presenza di materiali contenenti amianto: alcuni addetti alle trasmissioni, i telegrafisti e i radiotelegrafisti della Marina Militare, dell’Esercito, dell’Aeronautica Militare e dell’Arma dei Carabinieri.
L’amianto non ha colpito una sola categoria
Nel corso della mia attività di tutela delle Vittime del Dovere ho seguito numerosi procedimenti che dimostrano come l’esposizione all’amianto non abbia riguardato esclusivamente chi operava nelle sale macchine delle unità navali.
Sono davvero i soggetti, gli operatori colpiti da amianto, con particolare riferimento anche ad alcune categorie delle Forze Armate in senso lato.
Per troppo tempo si è parlato poco di chi lavorava ogni giorno nei locali destinati alle comunicazioni.
Le sentenze confermano un percorso di tutela
Negli anni sono maturati importanti precedenti giudiziari che hanno riconosciuto i diritti di militari appartenenti a questa categoria.
Tra questi ricordo una decisione particolarmente significativa del Tribunale di Trani.
Ci sono già dei precedenti giudiziari notevoli sia per quanto riguarda la Marina Militare. Ripenso al caso celeberrimo dell’addetto alle trasmissioni per il quale il Tribunale di Trani ha condannato il Ministero della Difesa con il riconoscimento della qualità di Vittima del Dovere per il suo impegno in Marina e ad altre pronunce.
Queste decisioni rappresentano un riferimento importante per tutti coloro che chiedono il riconoscimento dei propri diritti, fermo restando che ogni vicenda deve essere valutata sulla base delle specifiche circostanze e degli accertamenti svolti nelle sedi competenti.
Come avveniva l’esposizione all’amianto
Nel corso dei procedimenti che ho seguito è emerso come gli addetti alle trasmissioni svolgessero la propria attività in ambienti che presentavano molteplici potenziali fonti di esposizione.
La loro esposizione è dovuta principalmente al fatto che tutti gli apparati di trasmissione, compresi i quadri elettrici che vi accedevano, avevano componentistiche d’amianto e poi perché i luoghi dove lavoravano dovevano essere insonorizzati e lo sono stati con l’uso dell’amianto.
A queste circostanze si aggiungeva la permanenza prolungata negli stessi locali.
Questo ha determinato una duplice, triplice fonte di esposizione e dunque una incidenza molteplice non solo nella Marina Militare, ma anche nell’Esercito e nell’Aeronautica.
L’impegno dell’ONA continua
Come presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, continuerò a sostenere i militari e i loro familiari affinché possano vedere riconosciuti i propri diritti quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge.
L’attività dell’ONA si fonda sull’assistenza legale, sulla consulenza medico-scientifica, sulla prevenzione e sull’informazione, con l’obiettivo di accompagnare chi ha prestato servizio per lo Stato in percorsi spesso lunghi e complessi.
Per questi motivi l’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, e l’Osservatorio Vittime del Dovere proseguono l’impegno per la loro tutela, la tutela dei loro familiari e quindi fanno valere anche le pronunce giudiziarie molteplici che sono già agli atti dell’archivio ONA.
La tutela delle Vittime del Dovere resta una priorità
Ogni sentenza favorevole rappresenta un passo avanti nella tutela dei diritti di chi ha servito il Paese. Allo stesso tempo, ritengo sia fondamentale continuare a promuovere la prevenzione, la ricerca scientifica e il riconoscimento delle patologie eventualmente correlate alle esposizioni professionali, nel rispetto degli accertamenti medico-legali e giudiziari previsti dall’ordinamento.
