La recente sentenza del Tribunale Civile di Milano rappresenta un importante passo avanti nella tutela delle vittime dell’amianto e dei loro familiari. Nel corso di un’intervista con il giornalista Luigi Abbate, che vi invito a visionare a fine articolo, ho avuto modo di approfondire i contenuti di questa decisione e di affrontare il tema della cosiddetta “compensatio” tra indennizzi previdenziali e risarcimento del danno.
Si tratta di una questione giuridica fondamentale per le famiglie che hanno perso i propri cari a causa del mesotelioma e delle altre patologie asbesto correlate.
Il caso del militare dell’Esercito morto per mesotelioma
La sentenza riguarda il caso di un militare dell’Esercito Italiano appartenente al reparto Lagunari, deceduto a causa del mesotelioma, una delle più gravi malattie provocate dall’esposizione all’amianto.
Nei precedenti gradi di giudizio era già stato riconosciuto lo status di vittima del dovere, con il conseguente diritto alle prestazioni previste dalla normativa vigente.
Successivamente, i familiari hanno promosso anche un’azione civile per ottenere il pieno risarcimento dei danni subiti a causa della perdita del proprio congiunto.
Il Tribunale di Milano riconosce il danno subito dalla figlia della vittima
Uno degli aspetti più significativi della pronuncia riguarda il riconoscimento del danno non patrimoniale subito dalla figlia del militare.
Il Tribunale di Milano ha infatti condannato il Ministero al risarcimento del danno da perdita parentale e del danno alla salute sofferto dalla giovane a seguito della morte del padre.
Si tratta di un riconoscimento particolarmente importante perché il padre rappresentava per la figlia il principale e unico punto di riferimento affettivo e familiare.
Questa decisione costituisce un precedente di grande rilievo nella tutela dei familiari delle vittime dell’amianto e rafforza il principio della centralità della persona e della sofferenza concretamente subita.
Amianto e compensatio: perché indennizzo e risarcimento sono diversi
Il punto centrale della sentenza riguarda però il tema della cosiddetta compensatio tra prestazioni previdenziali e risarcimento del danno.
Il Tribunale di Milano ha escluso che le somme già percepite dai familiari a titolo previdenziale o indennitario possano essere detratte dal risarcimento del danno non patrimoniale.
La ragione è molto chiara.
Gli indennizzi previdenziali e assistenziali perseguono finalità differenti rispetto al risarcimento del danno civile.
Le prestazioni previdenziali hanno infatti una funzione solidaristica e assistenziale.
Il risarcimento del danno, invece, ha lo scopo di compensare la sofferenza personale, il dolore e la perdita subita dai familiari della vittima.
Per questo motivo i due istituti non possono essere sovrapposti né compensati tra loro.
La tutela delle vittime dell’amianto passa anche dalla giurisprudenza
Ritengo che il principio affermato dal Tribunale di Milano rappresenti un passaggio importante nell’evoluzione della giurisprudenza in materia di amianto e vittime del dovere.
La distinzione tra indennizzo previdenziale e risarcimento del danno garantisce infatti una tutela più completa e aderente alla reale entità del pregiudizio subito dalle famiglie.
Si tratta di un principio che continueremo a sostenere in tutte le sedi giudiziarie.
Continueremo a difendere i diritti delle vittime e dei loro familiari
Come presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto continuerò a portare avanti questa battaglia giudiziaria e civile al fianco delle vittime dell’amianto e dei loro familiari.
La tutela della dignità delle persone colpite dal mesotelioma e dalle altre patologie asbesto correlate passa anche attraverso il pieno riconoscimento dei loro diritti risarcitori.
La sentenza del Tribunale di Milano è infatti un importante precedente e un ulteriore passo verso una giustizia sempre più attenta alle esigenze delle vittime e delle loro famiglie.
