La condanna della Corte d’Appello per Rfi
Il 22 maggio 2026, la Corte d’Appello condanna Rfi per morte lavoratore: risarciti moglie e figlio di Livorno.
In questo ultimo caso, la vittima era originaria di Civitavecchia. Città storicamente legata alle attività portuali e ferroviarie del Tirreno che da diversi anni, sta dimostrando attenzione alle problematiche sanitarie e ambientali strettamente connesse all’amianto, rispetto al comparto navale e il settore dei trasporti.
La vicenda, riguarda un ferroviere impegnato dagli anni ottanta all’interno dei traghetti FS, in ambienti contaminati da polveri e fibre di amianto.
R.C. iniziò ad accusare i primi sintomi nell’autunno del 2016, per poi giungere a seguire di pochi mesi la diagnosi definitiva e la gravità del tumore causato dall’amianto.
Il decesso del ferroviere, è giunto nel giugno 2017. Ora, un figlio e la vedova risiedono a Livorno.
Gli elementi rilevanti a carico dell’azienda ferroviaria
Nel corso della causa, RFI aveva contestato le proprie responsabilità riguardo la parte di un periodo lavorativo della vittima.
Infatti, proprio secondo una ricostruzione non convincente per la Corte d’Appello.
Essendo stati riconosciuti degli elementi rilevanti a carico dell’azienda ferroviaria.
Dunque, la Corte ha riconosciuto non solo il danno subito dagli eredi, ma anche la sofferenza personale vissuta dalla vittima negli ultimi mesi di malattia, nei momenti in cui la vittima è divenuta “consapevole della grave condizione clinica” e dell’imminenza della morte.
Sulla prosecuzione del procedimento e il danno “iure proprio”
Dopo la sentenza della Corte d’Appello, la famiglia di R.C. ha proseguito nella propria battaglia.
I familiari, assistiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto, infatti, vogliono che adesso prosegua il procedimento civile, affinché venga riconosciuto il danno “iure proprio”. Quest’ultimo, si ribadisce viene definito come: il dolore, la sofferenza morale e la perdita del rapporto familiare vissuti dagli orfani, dalla vedova e dai familiari più stretti della vittima.
Inoltre, sottolineo come non è accettabile che i familiari delle vittime dell’amianto debbano attendere anni per ottenere pieno riconoscimento dei propri diritti. Proprio per questo, è necessaria una rapida prosecuzione del procedimento davanti al Tribunale di Roma.
In conclusione, dobbiamo tenere ben presente come la sentenza rappresenti un ulteriore tassello nel lungo elenco di vicende legate all’esposizione ad amianto nel settore ferroviario italiano. Un contesto, dove per decenni migliaia di lavoratori sono stati esposti inconsapevolmente a materiali altamente cancerogeni.
