Amianto nella Marina Militare, 26 giorni tra diagnosi e la morte

Amianto nella Marina Militare, una nuova sentenza riconosce il legame tra esposizione professionale e mesotelioma. Parlo da avvocato e da presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto di una vicenda che riguarda non soltanto il risarcimento, ma anche la tutela della dignità di chi ha affrontato gli ultimi giorni della propria vita dopo una diagnosi devastante.

Domenico Giovanniello, quasi trent’anni nella Marina Militare

Sono Ezio Bonanni, avvocato e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Seguo da anni le vicende degli appartenenti alle Forze Armate che hanno contratto malattie asbesto-correlate e, anche in questo caso, ritengo importante ricostruire con attenzione ciò che è stato accertato in sede giudiziaria.

La vicenda riguarda Domenico Giovanniello, militare della Marina che aveva prestato servizio per quasi trent’anni. La sua carriera era iniziata come sottocapo motorista navale e si era conclusa con il grado di maresciallo.

Nel corso del servizio aveva operato in ambienti nei quali, secondo quanto ricostruito nel procedimento, era presente amianto.

Il 18 febbraio 2013, quando aveva 63 anni, gli fu diagnosticato un mesotelioma pleurico. Ventisei giorni più tardi, il 16 marzo, Domenico Giovanniello morì. Mancavano pochi giorni al suo sessantaquattresimo compleanno.

Quella distanza temporale così breve tra la diagnosi e la morte rappresenta uno degli elementi più drammatici della vicenda.

Il TAR Sicilia riconosce il rapporto tra malattia e servizio

La sentenza del TAR Sicilia, sezione di Catania, oggi definitiva, ha riconosciuto il collegamento tra la patologia che ha provocato la morte di Giovanniello e il servizio prestato nella Marina Militare.

Il giudice amministrativo ha accertato il danno subito dal militare e la sua riconducibilità alle mansioni svolte. Nella decisione viene inoltre individuata una violazione colposa dell’obbligo di tutela, collegata alla mancata adozione di adeguate cautele e misure di protezione.

Un elemento particolarmente rilevante è che il Ministero della Difesa aveva già riconosciuto la dipendenza della patologia da causa di servizio, oltre allo status di Giovanniello quale equiparato alle Vittime del Dovere.

Questo aspetto, a mio avviso, dimostra quanto sia importante ricostruire sempre con precisione la storia professionale del militare, le mansioni svolte e le condizioni ambientali nelle quali il servizio è stato prestato.

Amianto e Marina Militare: la tutela della salute deve essere centrale

L’esposizione all’amianto ha rappresentato per decenni un problema in numerosi ambienti lavorativi e, nel caso delle Forze Armate, la ricostruzione delle condizioni di servizio può assumere un’importanza decisiva nei procedimenti relativi alle patologie asbesto-correlate.

Non considero queste vicende soltanto come questioni risarcitorie.

Dietro ogni procedimento c’è una persona che ha lavorato, servito lo Stato e, in alcuni casi, ha sviluppato una malattia gravissima dopo molti anni dall’esposizione.

Il mesotelioma pleurico è una patologia strettamente associata all’esposizione all’amianto. Nel caso di Giovanniello, il rapporto tra malattia e servizio è stato riconosciuto nell’ambito del procedimento giudiziario e già in precedenza era stata riconosciuta la dipendenza da causa di servizio.

Il TAR riconosce anche il danno degli ultimi giorni di vita

C’è poi un profilo della sentenza che ritengo particolarmente significativo.

Non si parla soltanto delle conseguenze fisiche della malattia. Il TAR ha riconosciuto anche il danno biologico terminale e il danno morale terminale, indicato anche come danno catastrofale.

Si tratta del pregiudizio maturato direttamente dalla persona durante il periodo compreso tra la consapevolezza della gravissima patologia e la morte.

Nel caso di Domenico Giovanniello, quel periodo è durato appena 26 giorni.

Per me questo elemento assume un valore umano prima ancora che giuridico. Una diagnosi di mesotelioma può cambiare radicalmente la percezione del tempo e della propria esistenza. Quando la persona comprende la gravità della malattia e affronta consapevolmente l’avvicinarsi della morte, la sofferenza non può essere considerata una componente irrilevante della vicenda.

Il riconoscimento giudiziario di questa dimensione significa prendere in considerazione anche ciò che la vittima ha vissuto direttamente prima della morte.

Al figlio Giovanni Giovanniello oltre 70mila euro

Il TAR Sicilia ha riconosciuto al figlio Giovanni Giovanniello, residente ad Augusta, la somma di 70.192,50 euro, oltre rivalutazione e interessi.

La somma riguarda i danni subiti direttamente dal padre prima della morte e successivamente trasmessi all’erede.

È importante distinguere questo importo da quanto Giovanni Giovanniello aveva già ottenuto per un’altra voce di danno.

In sede civile, infatti, al figlio erano stati riconosciuti 235.360 euro per il danno non patrimoniale subito personalmente a causa della perdita del padre. Si tratta quindi di due differenti profili risarcitori.

Una sentenza che riguarda una persona

Quando si leggono gli importi contenuti nelle sentenze, esiste il rischio di perdere di vista la persona che si trova al centro del procedimento.

Nel caso di Domenico Giovanniello, parliamo di un uomo che ha trascorso quasi trent’anni nella Marina Militare e che ha ricevuto una diagnosi di mesotelioma a 63 anni, morendo appena 26 giorni dopo.

Per questo considero importante il riconoscimento del danno maturato direttamente negli ultimi giorni della sua vita.

Il giudizio riconosce che quella sofferenza è stata un pregiudizio subito personalmente dalla vittima e che, secondo quanto stabilito dal TAR, tale diritto è poi passato all’erede.

La tutela delle vittime dell’amianto nelle Forze Armate

Come presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, continuerò a sostenere l’importanza della tutela dei lavoratori e dei militari esposti all’amianto.

La prevenzione resta il primo strumento. Quando però una malattia insorge, è necessario garantire alle vittime e alle loro famiglie la possibilità di ricostruire l’esposizione, verificare il riconoscimento della causa di servizio e accedere alle forme di tutela previste dall’ordinamento.

La mia riflessione sulla vicenda Giovanniello

Domenico Giovanniello ha avuto soltanto 26 giorni tra la diagnosi di mesotelioma e la morte. In quel breve arco di tempo ha dovuto confrontarsi con la consapevolezza della propria condizione e dell’approssimarsi della fine.

Le categorie giuridiche, le sentenze e i risarcimenti non devono farci dimenticare le persone. Nel caso di Domenico Giovanniello, dietro quei 26 giorni ci sono una vita, una lunga carriera nella Marina Militare e una famiglia che ha dovuto affrontare una perdita gravissima.

Consulenza ONA per le vittime dell’amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto mette a disposizione delle vittime e dei loro familiari attività di orientamento e consulenza legale e medica.

Per informazioni è disponibile il numero verde 800 034 294 e il sito dell’associazione.

Domenico Giovanniello e suo figlio
Domenico Giovanniello e suo figlio

Autore: Ezio Bonanni