Le nostre battaglie vanno ben oltre il risultato delle nostre sentenze. Sebbene come ONA ogni vittoria costituisce un passo avanti nella tutela delle vittime dell’amianto, delle vittime del dovere, dei militari esposti a fattori di rischio e di tutte le persone che hanno subito conseguenze sulla salute in relazione a esposizioni professionali o ambientali ai cancerogeni. Ho più volte ribadito che il nostro impegno è prima di tutto una questione di civiltà, prima ancora che una battaglia giuridica.
“Andiamo avanti” è il nostro motto quotidiano: se per la maggior parte delle persone agosto è un mese di riposo, il nostro impegno procede senza sosta. Del resto la lotta per la dignità di chi soffre ed il diritto delle persone a cercare verità e giustizia non vanno di certo in ferie.
La giustizia come responsabilità verso chi non c’è più
Dietro le battaglie legali ci sono persone, vite umane, familiari che hanno subito perdite dolorosissime. Con il riconoscimento di un diritto c’è spesso una perdita fatta di domande ossessive, morte, malattie. Sappiamo bene, in quanto essere umani prima che legali, che quando una persona muore il dolore della famiglia non termina di certo con il funerale.
Anni di lavoro, sacrifici ed esposizioni avvenuti molti anni prima devono essere ricostruiti con attenzione. Le fibre d’amianto possono essere state respirate molti anni prima della comparsa della malattia.
Per questo memoria e documentazione diventano strumenti fondamentali.
Non esistono vittime di serie A e di serie B
Nel mio lavoro ho incontrato persone e famiglie profondamente diverse tra loro.
Sebbene tutte storie possono essere differento, hanno però un elemento comune, ossia la necessità di essere ascoltate.
Amianto e altri cancerogeni: al centro la prevenzione
Quando parliamo di sostanze cancerogene dobbiamo ricordare un passaggio essenziale: la prima forma di giustizia è impedire che altre persone vengano esposte.
Significa conoscere i rischi, mappare le situazioni di esposizione, intervenire sugli ambienti contaminati e adottare misure di sicurezza e bonifiche adeguate garantendo sorveglianza sanitaria quando necessaria.
Per l’amianto, questo significa soprattutto procedere con la gestione corretta dei materiali contenenti asbesto e con la bonifica dei siti a rischio.
La prevenzione diventa quindi un’importante scelta morale.
Il diritto deve avere le porte aperte
A tal proposito come ho più volte ribadito nei miei convegni, una persona che si ammala o i loro famigliari spesso si trovanio davanti a un sistema incomprensibile, un ostacolo insormontabile. Con ONA – Osservatorio Nazionale Amianto prendiamo per mano le persone. illustriamo quali sono gli strumenti disponibili e ogni vicenda è valutata singolarmente. Il riconoscimento di una malattia professionale, di una causa di servizio, dello status di vittima del dovere o di eventuali responsabilità richiede infatti l’esame concreto della documentazione e delle circostanze del caso.
La verità ha bisogno di tempo
Chi ha lavorato per decenni in determinati ambienti può non avere avuto, all’epoca, piena consapevolezza dei rischi ai quali era sottoposto.
Questo vale in modo particolare per l’esposizione all’amianto, che può avere conseguenze a distanza di molti anni.
La ricerca della verità deve quindi essere paziente, certosina, rigorosa, rispettare la legge e le evidenze scientifiche.
Abbiamo quindi il tempo per poter staccare? No.
Ricordo un film “Il capitale umano ” di Virzì dove in un passaggio vediamo ridurre una storia umana a una cifra. E’ quello che accade anche con i riconoscimenti economici: non porteranno mai in vita un famigliare perso, ma è uno dei mezzi per affermare che quella vita, quel lavoro e quella sofferenza meritano attenzione.
Le battaglie sono lunghe
I risultati arrivano spesso dopo anni di attese e questo può generare stanchezza, sfiducia, frustrazione. Ed è dalla persona che parte la mia idea di giustizia.
La quale può essere lenta, difficile, ma finché esiste una possibilità concreta di affermare un diritto, vale la pena continuare a percorrere quella strada perché abbiamo una responsabilità verso chi verrà dopo di noi.

