Amianto e vittime del dovere, la mia intervista su Telelombardia

Sono stato ospite di una trasmissione su Telelombardia ed abbiamo affrontato il tema amianto e vittime del dovere. Una questione considero particolarmente importante: la tutela delle persone che, durante il servizio nelle Forze Armate e nel comparto Sicurezza e Difesa, potrebbero essere state esposte.

Nell’intervento ho affrontato anche la situazione dei radiotelegrafisti e degli addetti alle trasmissioni.

Invito chiunque sia interessato a questo tema a guardare e ad ascoltare direttamente il mio intervento, perché ritengo importante comprendere quali siano le problematiche e quali strumenti di tutela possano essere valutati nei singoli casi.

Guarda la trasmissione e l’intervento di Ezio Bonanni

Amianto e Forze Armate: una storia che non possiamo dimenticare

Quando parliamo di amianto nelle Forze Armate, dobbiamo innanzitutto ricordare che ci troviamo di fronte a esposizioni che, in molti casi, possono risalire a diversi decenni fa.

Per questo motivo, il problema non può essere affrontato soltanto guardando al presente. È necessario ricostruire la storia professionale di chi ha prestato servizio, verificare gli ambienti nei quali ha lavorato e comprendere quali apparecchiature, infrastrutture e materiali fossero presenti.

È una ricostruzione che può diventare fondamentale soprattutto quando, dopo molti anni, compare una patologia asbesto-correlata.

L’amianto, infatti, presenta una caratteristica particolarmente insidiosa: le conseguenze dell’esposizione possono manifestarsi anche a distanza di molti anni.

Tra le patologie associate all’esposizione alle fibre di asbesto vi sono mesotelioma, tumore polmonare e altre malattie correlate all’amianto.

Per questo non possiamo considerare conclusa la questione soltanto perché l’utilizzo dell’amianto è stato vietato in Italia nel 1992.

Radiotelegrafisti e addetti alle trasmissioni

Nel mio intervento ho voluto richiamare l’attenzione anche sulla posizione dei radiotelegrafisti e degli addetti alle trasmissioni delle Forze Armate.

Si tratta di personale che, in determinati periodi storici, ha lavorato all’interno di ambienti tecnici e operativi nei quali, secondo le ricostruzioni e le segnalazioni che abbiamo raccolto, deve essere verificata anche l’eventuale presenza di materiali contenenti amianto.

Non dobbiamo pensare soltanto agli edifici.

L’attenzione deve riguardare anche impianti, apparecchiature, locali tecnici, materiali utilizzati nelle strutture e attività di manutenzione.

Naturalmente, è indispensabile procedere con rigore. Non è sufficiente appartenere a una determinata categoria professionale per affermare automaticamente l’esistenza di un’esposizione.

Ogni situazione deve essere ricostruita sulla base delle mansioni svolte, dei luoghi nei quali si è prestato servizio, della documentazione disponibile e degli accertamenti necessari.

Quando la malattia arriva dopo decenni

Uno dei problemi che incontriamo più frequentemente quando ci occupiamo di amianto è proprio la distanza tra esposizione e manifestazione della malattia.

Una persona può aver lavorato per anni in un determinato ambiente e scoprire soltanto molto tempo dopo di essere affetta da una patologia compatibile con l’esposizione all’asbesto.

A quel punto diventa necessario tornare indietro nel tempo.

Occorre ricostruire la storia lavorativa, individuare le possibili fonti di esposizione e verificare quali fossero le condizioni degli ambienti nei quali quella persona ha operato.

Considero quindi fondamentale conservare la documentazione relativa al servizio, alle mansioni, alle sedi e alle attività svolte.

Vittime del dovere, il riconoscimento dei diritti

C’è poi un altro aspetto sul quale ritengo necessario mantenere alta l’attenzione: quello delle vittime del dovere.

Quando un appartenente alle Forze Armate o al comparto Sicurezza subisce conseguenze invalidanti o muore in relazione al servizio, è necessario verificare se sussistano i presupposti previsti dalla normativa per il riconoscimento dello status e delle relative prestazioni.

Nel caso dell’amianto, la valutazione deve tenere conto dell’eventuale esposizione professionale e del rapporto tra questa e la patologia.

Non si tratta soltanto di una questione economica.

Dietro ogni pratica c’è una persona che ha lavorato, spesso per molti anni, e che può essersi ammalata proprio a causa delle condizioni nelle quali ha prestato il proprio servizio.

E dietro ogni vittima deceduta ci sono familiari che hanno diritto a vedere riconosciuta, quando ne ricorrano i presupposti, la storia professionale e sanitaria del proprio congiunto.

Bonifiche e prevenzione: non possiamo aspettare

La mia attività come presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto nasce anche dalla convinzione che la prevenzione debba avere un ruolo centrale.

L’Italia ha vietato l’utilizzo dell’amianto nel 1992, ma questo non significa che tutti i materiali contenenti asbesto siano stati eliminati.

Il problema della presenza di amianto resta quindi attuale.

Dobbiamo continuare a intervenire attraverso mappatura, censimento, valutazione del rischio, messa in sicurezza e bonifica, secondo quanto previsto dalla normativa.

La prevenzione è ancora più importante quando consideriamo che l’amianto non produce necessariamente effetti immediati. Il tempo che intercorre tra esposizione e malattia può essere molto lungo.

Il problema dei tempi e della burocrazia

Un altro tema che ho sollevato riguarda la necessità di evitare che i tempi amministrativi e burocratici diventino un ulteriore ostacolo per chi cerca tutela.

Per una persona malata, o per una famiglia che ha perso un proprio caro, ricostruire una vicenda professionale risalente a decenni prima può essere estremamente difficile.

Servono documenti, certificazioni, ricostruzioni delle mansioni e degli ambienti di lavoro.

È necessario quindi che le istituzioni prestino la massima attenzione a queste situazioni e che i percorsi di riconoscimento siano affrontati con la necessaria tempestività.

La mia battaglia contro l’amianto

Da anni, attraverso l’Osservatorio Nazionale Amianto, portiamo avanti un’attività di informazione, prevenzione e tutela nei confronti delle persone esposte all’amianto.

La mia posizione è chiara: non possiamo occuparci dell’amianto soltanto quando arriva una diagnosi.

Dobbiamo intervenire prima e conoscere dove si trova ancora l’asbesto, procedere alle bonifiche necessarie e impedire nuove esposizioni.

Ma dobbiamo anche occuparci di chi è già stato esposto e oggi si trova ad affrontare una malattia o le conseguenze della perdita di un familiare.

Guardiamo la trasmissione

Nel mio intervento televisivo ho cercato di portare all’attenzione del pubblico proprio questa realtà vi invito a vederla per comprendere perché la prevenzione e la tutela delle persone esposte debbano continuare a essere una priorità.

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amianto, Avv. Ezio Bonanni intervistato su Telelombardia
amianto, Avv. Ezio Bonanni intervistato su Telelombardia

Autore: Ezio Bonanni