Ogni volta che una sentenza riconosce le responsabilità per una morte causata dall’amianto, lo considero un passo avanti nella tutela dei diritti delle vittime e dei loro familiari. È questo il significato della decisione ormai definitiva del Tribunale di Torino, che ha riconosciuto il diritto al risarcimento per la moglie e la figlia di un militare della Marina Militare, deceduto a causa di un mesotelioma pleurico, una patologia strettamente collegata all’esposizione alle fibre di amianto.
Una battaglia iniziata molti anni fa
La vicenda riguarda un militare che ha prestato servizio di leva tra il 7 luglio e il 10 novembre 1972, anche a bordo della nave scuola Amerigo Vespucci. Dopo anni, quella esposizione ha presentato il suo conto con una delle malattie più gravi provocate dall’amianto.
Quando è venuto a mancare aveva poco più di quarant’anni, lasciando una moglie e una figlia di appena dieci anni. Queste battaglie legale sono fatte di persone, famiglie e vite profondamente segnate da tragedie dolorosissime.
Una responsabilità riconosciuta
Con il passaggio in giudicato della sentenza, il Ministero della Difesa è stato condannato a risarcire la moglie e la figlia del militare con una somma complessiva di circa 187.745 euro, oltre agli interessi.
Lo ribadisco da anni: nessun risarcimento economico potrà mai restituire una persona ai propri affetti, ma il riconoscimento delle responsabilità rappresenta un atto di giustizia fondamentale. Significa affermare che chi ha servito lo Stato ha diritto a essere tutelato.
L’amianto continua a colpire i militari
Nel corso della mia attività alla guida dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) ho seguito numerose vicende che riguardano militari delle Forze Armate, lavoratori civili e loro familiari. Purtroppo, l’esposizione all’amianto ha provocato centinaia di casi di mesotelioma, tumori polmonari e altre patologie asbesto-correlate.
Per questo motivo continuo a sostenere chi decide di intraprendere un percorso per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, sia sul piano previdenziale sia su quello risarcitorio.
La prevenzione dell’amianto resta la priorità
La prevenzione, la bonifica dei materiali contenenti amianto, il controllo degli ambienti di lavoro e la tutela della salute devono restare priorità assolute. La giustizia è indispensabile quando il danno si è ormai verificato, ma la vera vittoria sarà quella di impedire che altre famiglie debbano affrontare lo stesso dolore.
Continuerò, insieme all’Osservatorio Nazionale Amianto, a difendere le vittime dell’amianto e a promuovere una cultura della prevenzione, della sicurezza e del rispetto della dignità di chi ha dedicato la propria vita al servizio del Paese.
Avv. Ezio Bonanni

