Un nuovo traguardo giudiziario dai Tribunali di Roma
Un altro traguardo, è stato raggiunto nelle sedi giudiziarie per un lavoratore purtroppo vittima di mesotelioma pleurico.
Ricercatore morto nel 2017, dopo aver lavorato per molti anni nei laboratori del Centro Enea di Casaccia, a Roma, nella ricerca scientifica. Quei luoghi di lavoro, dove è stata segnata per sempre la su vita.
Finalmente, dopo una lunga battaglia giudiziaria, la moglie e i due figli di F.B., ricercatore tecnico morto nel 2017 per mesotelioma pleurico, ottengono giustizia dai tribunali romani.
Infatti, con sentenze definitive, sono state rese pienamente le dovute risposte. Al riguardo, sia per le sofferenze patite dalla vittima che dall’intera famiglia negli ultimi mesi di vita.
Dunque, la famiglia ha scelto di andare oltre il riconoscimento della malattia professionale già ottenuto dall’INAIL e proseguire la battaglia.
L’evidenza sulla prova degli ambienti contaminati
Lo storico processuale, evidenzia come F.B., avrebbe prestato la propria attività lavorativa in ambienti soggetti ad amianto aerodisperso.
Per i giudici, è stata proprio inconfutabile la sussistenza della prova fornita dalla lunga esposizione professionale.
Non dimentichiamo, infatti, come ciò costituisca un ruolo determinante nello sviluppo del mesotelioma pleurico. Portando a delle infauste conseguenze prossime al decesso in tempi tra l’altro molto brevi.
Sul riconoscimento delle sofferenze fisiche e psicologiche del ricercatore
Tengo sempre a sottolineare, gli aspetti più importanti e profondamente degni di un riconoscimento da parte della giustizia. Gli stessi, si connaturano proprio nel dramma vissuto dalle vittime e le loro famiglie nel calvario della malattia.
Proprio per questo, in specifico la sentenza della Corte d’Appello di Roma ha confermato il risarcimento riconosciuto agli eredi, per le sofferenze fisiche e psicologiche patite dal ricercatore negli ultimi mesi di vita.
Includendo, la piena consapevolezza della gravità della malattia e l’annunciato decorso verso il decesso.
In termini economici, i giudici hanno confermato 49.319 euro per il danno biologico terminale; 98.638 euro per il cosiddetto danno catastrofale; legato alla consapevolezza della gravità della malattia, oltre rivalutazione e interessi, per un importo complessivo di 147,957 euro.
Sul danno da perdita parentale e il riconoscimento in termini economici
Mentre, il Tribunale Civile di Roma riconoscendo anche il danno da perdita parentale, ha condannato l’Enea al pagamento di 837mila euro complessivi a moglie e figli, oltre interessi e danni da ritardato pagamento.
È una vicenda che lascia profonda amarezza, perché parliamo di un ente pubblico che avrebbe dovuto garantire la massima tutela della salute dei propri dipendenti.
Invece molti lavoratori si sono ammalati e alcuni, purtroppo, hanno perso la vita a causa dell’amianto.
La storia di F.B., dimostra ancora una volta quanto sia fondamentale continuare le attività di bonifica e messa in sicurezza dei luoghi contaminati, ricordando che dietro ogni procedimento giudiziario ci sono persone, famiglie e vite profondamente segnate dalla malattia e dalla perdita.
