La realtà dell’amianto in Lombardia
Alla luce delle recenti iniziative, intraprese per sostenere la bonifica amianto nella Regione Lombardia, sicuramente è importante rendere un rapporto integrale sulla situazione in questo specifico contesto.
Il territorio della Lombardia, sicuramente rappresenta in Italia la regione più colpita dall’insorgenza delle malattie amianto correlate. Ciò è diretta conseguenza dell’alta industrializzazione.
Il dato in Italia, evidenzia 7.000 decessi, tra cui 2000 decessi l’anno in Lombardia ossia più di ¼ dell’indice nazionale.
Per la Lombardia non si abbassa il numero, per ragioni principali di natura produttiva nella regione, ed in particolare nella provincia di Milano.
L’Oms ha aggiornato i dati, ritenendo inferiore ai 200.000 i casi di decessi, ma riteniamo gli stessi ancora sottostimati. Considerando, infatti, i casi come la Russia e la Cina che non hanno conferito i loro dati.
Per quanto riguarda la Lombardia, sono 10.000 i casi di mesotelioma censiti di cui 400 ogni anno.

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Curva dei dati epidemiologici
Il dato epidemiologico, deve tener conto anche dei tumori del polmone, laringe, faringe, colon e asbestosi con conseguenze cardiache e cardiovascolari.
Le ragioni legate all’alta incidenza di patologie amianto correlate , si lega anche all’alto numero di abitanti, il, massiccio uso di amianto, e la perdurante e lunga esposizione dei pazienti che risale fino a cinquanta anni fa.
La curva del dato epidemiologico, rimarrà stabile almeno per i prossimi anni e attorno il 2030-2035, per poi invertire la rotta e abbassarsi.
La latenza, sappiamo è molto lunga nelle patologie correlate all’esposizione all’amianto.
La Lombardia, rispetto ai primi anni 2000, sia nell’attività legale sia come Ona, ha agito sul tema bonifiche attuando numerosi passi avanti.
Le case popolari, per esempio, contaminate da amianto a Milano, hanno nel tempo determinato la bonifica di questi siti e naturalmente, sono rilevate meno esposizioni alla sostanza con risoluzione progressiva del problema.
Le officine delle ferrovie dello stato, aeromobili ed i reparti dell’esercito, hanno reso uno stato di presenza ubiquitaria e considerevole. La Regione, sta facendo passi notevoli ed è la regione che ha bonificato meglio.
Video intervista: 24 Minuti – CR1

Agevolazioni e bonifica amianto
I bandi favoriscono le bonifiche. Capiamo la manutenzione necessaria per l’amianto.
Attualmente, l’opportunità della bonifica è sostenuta per l’emergenza dai bandi Inail per le ristrutturazioni.
La lesività, è in proporzione alla capacità di areo dispersione e friabilità delle fibre di amianto. Il cemento, materiale posto in opera da decenni e sopposto ad agenti atmosferici come piogge ed escursioni termiche, può rilasciare a causa di ciò fibre. Per cui è necessario agire e rimuovere l’amianto su tali strutture contaminate.
L’incapsulamento, costituisce un altro modo di poter bonificare evitando la dispersione delle fibre di amianto. Accanto, il confinamento, realizzabile mediante uso di un tramezzo a fianco del muro di amianto. Riuscendo, così, ad isolare e contenere la dispersione delle fibre.
Tali strumenti di bonifica, rappresentano le attualità modalità alternative, in forma definitiva o temporanea alla rimozione dell’amianto.


Le bonifiche nel pubblico e nel privato
Per il versante pubblico delle bonifiche, abbiamo già preso in considerazione in prima linea le scuole e gli ospedali. Su queste strutture, innanzitutto, in anni passati è stata impiegata la misura di 385 milioni di euro, grazie al contributo dell’allora Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – On. Sergio Costa (2018-2021).
Attualmente, dobbiamo considerare sul versante privato, invece, la rilevanza e opportunità degli incentivi a fondo perduto dell’Inail.
L’opportunità attuale, converge proprio sull’uso i benefici fiscali per la ristrutturazione che offrono agevolazioni.
Inoltre, le principali attività ONA, si sono concentrate sul fronte della bonifica, con azioni propulsive e mirate: dal calmiere sulle parcelle dei professionisti coinvolti nelle bonifiche, al necessario implemento di nuove discariche.
Il dato, in particolare riguardo le bonifiche e la Lombardia, evidenzia 11 milioni di euro, stanziati dall’ultimo provvedimento regionale, a supporto degli interventi stessi.
La consapevolezza dei cittadini sulla rimozione, è sicuramente cresciuta rispetto ai tempi pioneristici più di ventisei anni fa. Grazie all’intervento della stampa, emittenti televisive per informazione su dato epidemiologico, riguardo la morte di tantissime persone. Vittime innocenti.
A fronte di questo, la cittadinanza dispone di solito per la bonifica e ciò costituisce un dato generalizzato.
La presenza dell’amianto sul territorio italiano e in Lombardia
L’amianto ancora presente negli edifici pubblici, non si può calcolare sulla base di una completa mappatura.
Però, sappiamo come interi territori non abbiano proprio una mappatura.
I dati di ONA, su scala nazionale, riportano 2400 scuole, almeno 500 ospedali, 300.000 km di tubature in amianto compresi gli allacci; 40 milioni di tonnellate in Italia e 1000 siti e micro siti, considerate anche le abitazioni private.
Sulla provincia di Cremona, si ha un’incidenza meno elevata che sulle altre province lombarde.
Registrando 262 casi rispetto ai 9700 censiti fino al 2024, e 10.000 censiti dall’ONA solo per il mesotelioma. Sicuramente un dato generalizzato più basso come provincia della Lombardia.
Presupposti di tutela sul nesso causale
Il mio impegno per la tutela delle vittime dell’amianto ed i lavoratori, fa sorgere una spontanea riflessione.
A partire da come in precedenza abbiamo tutelato i lavoratori esposti, offrendo una tutela per il riconoscimento del prepensionamento.
Consideriamo come c’era un dato importante in quegli anni e più basso sulle affezioni patologiche, nei primi anni 2000. Evidente come la latenza abbia generato poi un indice crescente dei dati.
In tale contesto, la tutela giuridica, è prima di tutto preventiva: perché ci sono ancora lavoratori esposti e soprattutto di quelli involti nelle bonifica. Quindi, intendiamo una tutela preventiva basata sul rispetto delle norme di sicurezza, per iniziare.
In secondo luogo, la tutela risarcitoria, ove abbia subito la persona un danno biologico: sintomi evidenti, quale l’ispessimento delle placche pleuriche, le patologie fibrotiche, condicio sine qua non del cancro, con latenza più lunga (15 -30 anni per i mesoteliomi) .
Laddove c’è un danno alla salute, si può agire chiedendo all’INAIL il riconoscimento di indennizzo per malattia professionale e al datore di lavoro il risarcimento del danno.
In caso di decesso, si aggiunge la richiesta per il risarcimento del danno per i parenti delle vittime come perdita parentale.
In molti casi, i decessi hanno coinvolto anche i familiari a loro volta affetti da patologie amianto correlate, per danno quindi biologico diretto e proprio.
La conclusione di questi processi e le stesse richieste all’INAIL, hanno mediamente un esito con tempi inferiori della media italiana. Ci sono state significative sentenze sia dal Tribunale di Milano che dalla Corte di Appello d i Milano, rendendo dunque anche risultati soddisfacenti come ONA.
Le risposte dalla giustizia in Lombardia
Sicuramente, bisogna denotare come la macchina della giustizia in Lombardia sia migliore del resto di Italia.
Recentemente avevamo ricevuto a Brescia in due processi sentenze di rigetto, ma la Corte di Cassazione, ha annullato con accoglimento in particolare di un nostro ricorso. Rimettendo alla Corte di Appello di Brescia direttamente gli atti. Per cui, in questo caso è stata accolta la richiesta relativa al riconoscimento del risarcimento del danno verso gli orfani delle vittime del dovere.
La prevenzione ed il controllo sanitario in Lombardia
Il controllo sanitario con l’istituzione di controlli di sorveglianza, in Lombardia, antesignana della tutela sanitaria ha anticipato il servizio sanitario nazionale.
La tutela sanitaria, è principalmente prevista dalla normativa sull’amianto attraverso anche diverse norme sull’amianto e la sottoposizione al controllo sanitario costante dei lavoratori esposti ad amianto.
Sono misure importantissime, essendo fondamentale la diagnosi precoce per salvare vite umane
La presenza di strutture di avanguardia in Lombardia e di medici che operano in piena efficienza, dimostrano la possibilità della diagnosi precoce. La stessa, coniugata in tale contesto, aumenta le possibilità di poter salvare più vite umane.
Ona nelle sue attività di intervento, fin ora ha agito per coinvolgere gli ordini professionali per la realizzazione di piani di lavoro mirati. E anche per riparare all’esigenza di aumentare il numero delle discariche per l’amianto. Ciò rappresenta un aspetto fondamentale, considerati gli alti costi affrontati per lo smaltimento all’estero dell’amianto, come per esempio in Germania.
Il Registro nazionale dei mesoteliomi ed i Centri operativi regionali
Il Registro nazionale dei mesoteliomi (Renam), network ad articolazione regionale presso ogni Regione, istituito tramite un Centro operativo (Cor).
Quest’ultimo, porta in specifico avanti compiti di identificazione e analisi di tutti i casi di mesotelioma, incidenti nel proprio territorio.
Come risaputo, l’Italia è stata uno dei maggiori produttori e utilizzatori di amianto fino alla fine degli anni ‘80. E nonostante ogni attività di estrazione, produzione e commercio di amianto sia stata bandita dalla legge del 27 marzo 1992, n. 257.
L’uso massiccio del materiale dal secondo dopoguerra, si rintraccia nei settori della produzione industriale di manufatti in cemento-amianto, dei manufatti tessili contenenti amianto, della cantieristica navale, della riparazione e demolizione di rotabili ferroviari, dell’edilizia e in numerosi altri comparti di attività economica.
In soccorso della situazione epidemiologica innescata, è stato predisposto un programma italiano di sorveglianza epidemiologica dei casi di mesotelioma maligno. Specificamente sancito dal Decreto del d.p.c.m. 308/2002 – “Regolamento per il modello e le modalità di tenuta del registro”, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 31 del 7 febbraio 2003.
Dunque, è possibile per ogni regione mediante il Centro operativo (Cor) verificare i risultati ottenuti e aggiornati rispetto agli stessi compiti dell’Ente, di identificazione dei casi di mesotelioma incidenti nel proprio territorio e di analisi della storia professionale, residenziale, ambientale dei soggetti ammalati al fine di identificare, con strumenti della ricerca epidemiologica, le modalità di esposizione ad amianto.
Si ricorda che per le modalità operative, la rete stessa per la ricerca, attiva dei casi, il questionario anamnestico e le modalità di classificazione e codifica della diagnosi di mesotelioma e dell’esposizione ad amianto definite dalle Linee guida nazionali.
Tutto ciò in collaborazione con Inail e regioni.
