Da anni mi occupo di tutela delle vittime dell’amianto come presidente dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e dell’ Osservatorio Vittime del Dovere. Ribadisco sempre un concetto fondamentale: l’amianto è una sostanza altamente cancerogena, responsabile di patologie gravissime come il mesotelioma, un tumore raro ma estremamente aggressivo.
Quello che troppo spesso viene ignorato è che l’esposizione all’asbesto non riguarda solo gli esseri umani. Anche gli animali domestici, che vivono nelle nostre case e nei nostri territori contaminati, possono sviluppare le stesse malattie asbesto-correlate.
Nel corso dell’intervista rilasciata al giornalista Luigi Abbate che vi invito a visionare a fine articolo, ho voluto sottolineare un aspetto chiave:
Il mesotelioma colpisce non solo uomini e donne, ma anche cani, gatti e perfino cavalli. Non è un dettaglio marginale. È la prova concreta della diffusione capillare dell’inquinamento da amianto.
Minimizzare questi dati sarebbe un errore.
Mesotelioma negli animali: il caso del gatto in Emilia-Romagna
Recentemente è stato segnalato un nuovo caso di mesotelioma in un gatto in Emilia-Romagna. La segnalazione è arrivata dalla sede ONA di Carpi, grazie al coordinatore Andrea Rossi.
Come ho chiarito, non si tratta di un episodio isolato. In oltre 15 anni di studi epidemiologici condotti dall’ONA, abbiamo raccolto numerose evidenze scientifiche che dimostrano come l’amianto ambientale possa colpire ogni essere vivente esposto alle fibre killer.
Questo caso rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme su una contaminazione che, purtroppo, è ancora presente in molte aree del Paese.
Cani morti per mesotelioma a Broni: animali sentinelle dell’inquinamento
Uno degli episodi più emblematici risale al 2010 a Broni, in provincia di Pavia. In quella zona abbiamo registrato un numero impressionante di cani deceduti per mesotelioma, in modo del tutto analogo ai residenti umani.
Broni, con circa 12.000 abitanti, presenta un’incidenza di mesotelioma tra le più elevate in Italia, a causa della sua storia industriale legata all’amianto. Ho più volte evidenziato come i dati epidemiologici di quell’area siano persino superiori a quelli di Taranto e di Casale Monferrato, città simbolo della tragedia dell’asbesto.
Ricordo bene quell’esperienza, i cani morivano come zanzare e questo conferma che gli animali domestici possono diventare vere sentinelle ambientali, capaci di segnalare in anticipo un rischio sanitario diffuso.
Se si ammala un animale che vive nello stesso ambiente della famiglia, significa che quell’ambiente è contaminato.
Bonifica amianto e prevenzione: proteggere uomini e animali
Il mio messaggio è chiaro e non cambia: la prevenzione deve essere totale e generalizzata. Non possiamo distinguere tra tutela della salute umana e tutela della salute animale, perché condividiamo lo stesso ecosistema.
L’unica soluzione concreta è la bonifica completa dei siti contaminati da amianto. Solo eliminando definitivamente le fibre di asbesto possiamo ridurre il rischio di nuove esposizioni.
Un problema poco conosciuto
Cani, gatti e altri animali da compagnia sono membri a pieno titolo delle nostre famiglie. Quando un animale sviluppa un mesotelioma, ci sta inviando un segnale preciso: l’amianto è ancora presente nell’ambiente.
Dobbiamo ascoltare questi segnali. Perché prevenire oggi significa salvare vite umane e vite animali domani.
